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Per un cristiano occidentale, l'abituale messa è semplice e chiara. Dopo
una piccola parte introduttiva, segue la Liturgia della Parola con le
letture della Scrittura e i salmi, che proclamano la Buona Notizia. Molto
spesso il tema delle letture ha la sua continuazione e spiegazione nell'omelia.
La domenica, e a volte anche nei giorni feriali, si proclama il simbolo
di fede di Nicea. Dopo, i fedeli innalzano le preghiere per la chiesa
e per tutto il mondo. Il comandamento di Cristo "fate questo in memoria
di me" si compie nella Liturgia Eucaristica. Il pane e il vino vengono
portati e messi sull'altare, e sopra di essi viene innalzata la preghiera
di ringraziamento: la Preghiera Eucaristica. Quindi risuonano le parole
della preghiera del Signore (Padre nostro) e quasi tutti i partecipanti
ricevono nella santa comunione il pane e il vino consacrati. La messa
termina con una breve parte conclusiva ed il congedo. E' una celebrazione
breve, non più lunga di un'ora.
Il segno caratteristico dell'odierna celebrazione in occidente è la semplicità,
non la solennità. Di tutta la sua complessità si sceglie quel minimo che
è assolutamente necessario. Si evitano movimenti e gesti superflui, per
non offuscare l'essenza e il ritmo generale della messa. Anche l'ambiente
esterno è di regola semplice. Le chiese di oggi tendono alla semplicità
architettonica, alla modestia nell'arredamento e nell'ornamento, sottolineando
che il tempio è soltanto un luogo, dove si raduna la chiesa viva, in questo
posto però ci si può radunare anche per altri scopi, non soltanto per
la celebrazione eucaristica. L'altare fa ricordare una tavola da pranzo,
attorno alla quale i discepoli del Signore continuano il banchetto, iniziato
da Gesù con i suoi discepoli. L'altare è un punto focale, su cui si concentra
tutta la celebrazione; questo ruolo ha anche l'ambone: da questi due posti
la chiesa si sazia della parola di Dio e del sacramento dell'Eucaristia.
Normalmente porta un vestito particolare soltanto la persona che propriamente
celebra, invece i lettori e gli altri che fanno servizi occasionali possono
essere vestiti come di solito nella vita. A volte lo stesso prete quasi
non si distingue più per il suo vestito dai parrocchiani.
Una caratteristica ancora più evidente dell'odierna Eucaristia occidentale
è che tutta la chiesa partecipa alla celebrazione. Dai fedeli si aspetta
che entrino pienamente e totalmente nella liturgia; in questo li aiuta
una regola severamente rispettata: alle acclamazioni del prete risponde
tutta l'assemblea in preghiera. La lingua usata nel rito odierno è semplice
e diretta, la gente vuole capire subito tutto. I testi della Scrittura
e le preghiere sono letti dai parrocchiani, loro aiutano anche a distribuire
la comunione. Le nuove chiese sono costruite, e le vecchie ricostruite
oppure modificate, in modo tale che si possa avvicinare e unire strettamente
l'assemblea all'altare e al prete. L'Eucaristia deve essere vista e sentita
da tutti, pur mantenendo la normale distinzione tra sacerdoti e popolo,
l'Eucaristia è celebrata da tutto il popolo. Un'importanza particolare
viene data alla partecipazione dei parrocchiani al momento più centrale
del servizio: la comunione. Nella messa cattolica, ci si aspetta che tutti
comunichino. La partecipazione al sacramento non è semplicemente una parte
inseparabile dall'eucaristia, è il suo punto più alto. Quando
il cristiano d'Occidente, abituato a questa forma e questo stile della
celebrazione eucaristica, viene nel tempio ortodosso alla Divina Liturgia,
si trova in un mondo diverso. Da come la Divina Liturgia inizia e si svolge,
appare in essa, in un modo o in un altro, quella formalità, a cui è sempre
più contraria la Chiesa Occidentale. La celebrazione si svolge senza una
diretta partecipazione dei fedeli. Deve passare un certo tempo, prima
che quelli che stanno nella navata percepiscano, che si sta per cominciare
a celebrare a voce alta: dopo un'ora che il sacerdote compie sull'altare
il rito di Proscomidia (preparazione), preparando il pane e il vino. Nei
rituali occidentali non c'è un equivalente. E quando già inizia la celebrazione
ad alta voce, cantano per tutti soprattutto le persone consacrate (diaconi,
preti, vescovi) ed il coro; loro cantano, perché nella celebrazione ortodossa
si canta tutto e durante la messa non c'è nessuna differenza tra la forma
proclamata o cantata, come lo vediamo in Occidente. Probabilmente non
c'è cosa che stupisce di più il cristiano occidentale durante una liturgia
ortodossa, del fatto che i parrocchiani non dicono quasi niente. Il cristiano
occidentale è educato così, che per lui la partecipazione alla celebrazione
significa precisamente la partecipazione al canto, alle letture degli
inni e delle preghiere. In alcuni templi ortodossi in questi ultimi tempi,
la gente ha cominciato ad unirsi un poco al canto, ma nella maggioranza
dei casi, cantano soltanto i cantori e i lettori (perché si legge cantando).
In questo modo, il cristiano occidentale, volente o nolente, impara a
partecipare ad una liturgia, che si svolge in maniera un po' diversa.
A questa liturgia non si può partecipare "ad occhi chiusi", come è possibile
in Occidente. Stando in piedi durante tutta la celebrazione (e a volte
anche in ginocchio) l'uomo prega con gli occhi, perché ogni momento della
celebrazione ha il suo significato. Prega anche con la mente, stando attento
ai canti e alle letture. Alla preghiera degli occhi e della mente, può
aggiungere anche la preghiera del corpo, facendo spesso il segno della
croce, come segno della sua partecipazione al corso della liturgia e al
suo contenuto; e anche chinandosi con un inchino leggero o profondo, quasi
fino alla terra. L'incenso fa partecipare alla preghiera l'olfatto, la
musica fa partecipare le emozioni. Appena il cristiano occidentale riesce
ad assimilare tutti questi modi di partecipazione alla liturgia, si trova
di fronte ad un altro fatto, ancora più sconvolgente: durante la comunione
pochissime persone, e a volte nessuno, si avvicina al prete. Questo che
gli sembra il culmine della celebrazione, qui può anche non esistere.
Al posto di questo, proprio alla fine, lo invitano a provare con tutti
gli altri il pane benedetto, il cui nome "antidoron" (al posto del dono)
mostra che esso a stento sostituisce le sante specie.
Ma
non soltanto il cristiano occidentale deve imparare una "nuova" partecipazione
alla liturgia, è anche costretto a capire l'ordine del rituale ("rito")
della celebrazione, in quanto si distingue sostanzialmente da quello a
cui è abituato.Lasciando da parte la Proscomidia (preparazione), la liturgia
è composta di due parti: la Liturgia dei catecumeni (coloro che si preparano
al battesimo) e quella dei fedeli. In generale, corrispondono alla Liturgia
della Parola e alla Liturgia eucaristica, di cui sono composte le celebrazioni
liturgiche in Occidente; ma, anche se la struttura generale del rito eucaristico
è uguale in Occidente ed in Oriente, nel suo sviluppo appaiono importanti
differenze.
L'uomo occidentale è abituato ad una breve introduzione alla Liturgia
della Parola (i riti introduttivi). Lui può confessare i suoi peccati
e con questo prepararsi alla celebrazione. Dopo l'assoluzione si canta
il Kyrie ("Signore, pietà") e a volte anche l'antico inno Gloria
("Gloria a Dio nell'alto dei cieli"). I riti introduttivi si concludono
con una Preghiera, chiamata colletta, e si passa alle Letture. La celebrazione
ortodossa, al contrario, inizia con una lunga sequenza di tre ektenie
(preghiere litaniche), delle quali una è lunga e due sono brevi, che sono
seguite dall'antifona, da un salmo oppure da un altro canto. L'unico punto
in comune con il rito occidentale è la risposta "Signore, pietà", detto
in greco "Kyrie eleison". Dopo la terza antifona, che solitamente è formata
dalle 8 Benedizioni pronunziate da Gesù nel Discorso sulla Montagna, dalla
porta settentrionale dell'iconostasi escono i concelebranti (preti e diaconi,
a volte anche vescovi, se ci sono) con il Vangelo; attraversata la navata,
entrano di nuovo nel santuario attraverso le porte sante. Seguono tre
tipi di canto: il canto di invito, basato essenzialmente sul primo versetto
del salmo 94 (Venite); inni brevi, prescritti per ogni giorno, tropari
e kontakion; e, alla fine, il trisagio (triplice invocazione "santo"):
"Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi", che il cristiano
occidentale poteva ascoltare nei riti dell'adorazione della Croce il Venerdì
Santo. Questo canto d'invito è in qualche modo simile al versetto del
salmo che si utilizza nei riti occidentali come antifona d'ingresso oppure
come versetto di invitatorio: tutti questi brevi canti liturgici possono
essere differenti per forma e provenienza dalle brevi preghiere delle
celebrazioni occidentali, lo scopo però è più o meno lo stesso. Ma a questo
"Piccolo Ingresso"(così si chiama la parte appena descritta, cioè la processione
dei preti e dei diaconi), non ci sono paralleli evidenti nelle celebrazioni
liturgiche dell'Occidente.
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