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Il
sacramento dell'Eucaristia occupa il posto centrale nella Chiesa Ortodossa.
Esso costituisce la parte principale della liturgia. Ogni Divina Liturgia
è ripetizione dell'Ultima Cena, durante la quale il Salvatore, distribuendo
ai discepoli il pane e il vino, li ha chiamati il suo Corpo e il suo Sangue:
"Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue, il sangue della Nuova
Alleanza, versato per molti (Mc 14,22-24). Per gli ortodossi credenti,
il pane e il vino non "simbolizzano" il Corpo e il Sangue di Cristo, ma
li diventano realmente, rimanendo materialmente pane e vino. "La comunione
ai Misteri di Cristo" serve per cambiare spiritualmente l'uomo. Uno dei
Padri della Chiesa descriveva la sua profonda esperienza del sacramento
della comunione: tornato nella cella dopo la liturgia, guardò le sue mani
e vide le mani di Cristo, sentì in sé la sua presenza, che santificava
tutta la persona, anima e corpo, nell'unione dello spirito.
Il sacramento dell'Eucaristia si celebra ogni giorno, tranne alcuni giorni
di Quaresima, per questo la possibilità di comunicarsi c'è sempre. L'opinione
sulla frequenza della Comunione è cambiata con il tempo. I primi cristiani
comunicavano quasi ogni giorno, e chi ometteva senza una giusta causa
tre eucaristie domenicali, era considerato escluso dalla Chiesa. In seguito
hanno cominciato a comunicare più raramente. Prima della Rivoluzione,
in Russia si considerava come norma comunicare almeno nei periodi cosiddetti
di "quaresima" (la Grande Quaresima, cioè quella prima di Pasqua, la Quaresima
di S. Pietro, quella prima dell'Assunzione ed ancora quella prima di Natale)
e anche nel giorno del proprio onomastico. Ora sempre di più si segue
la pratica della comunione più frequente, non meno di una volta il mese.
Le immagini delle celebrazioni liturgiche ortodosse si rifanno all'Antico
Testamento. Isacco, messo sull'altare per il sacrificio, fu sostituito
da Dio con un agnello; l'agnello doveva essere preparato dai Giudei per
la festa di Pasqua, come memoriale dell'uscita salvifica dall'Egitto.
Nella profezia veterotestamentaria si parla di un innocente, che come
agnello, va mite al macello. Queste parole si ripetono durante ogni liturgia
ortodossa. Il pane preparato per la comunione è chiamato Agnello.
Il
vangelo ha dato un significato nuovo alle immagini veterotestamentarie.
Il soldato trafisse con una lancia il fianco di Cristo, appeso alla croce,
per confermare che era già morto, e dal suo costato uscì sangue ed acqua.
Per questo con l'acqua, che è un requisito della vita, si mescola il vino,
cambiato dopo in Sangue di Cristo. Il coltello, con il quale il prete
ritaglia le particole dalla prosfora (pane per la comunione) per
distribuirle dopo ai fedeli, si chiama lancia. Queste e tantissime
altre immagini dell'Antico e del Nuovo Testamento costituiscono l'unico
tessuto della divina liturgia. In esso s'intrecciano le emozioni dei credenti,
legando quello che sta succedendo con tutta la storia Sacra dell'umanità.
Il Corpo e il Sangue di Cristo sono "cibo spirituale", fuoco che brucia
il male e che è capace di bruciare anche coloro che comunicano "indegnamente",
cioè non sinceramente, senza venerazione, non essendosi preparati per
la comunione con il digiuno e la preghiera, avendo sulla coscienza dei
peccati nascosti. Invece che alla "guarigione dell'anima e del corpo",
queste persone, secondo il parere della Chiesa, si preparano al castigo.
"Si è comunicato per la condanna", si dice in questi casi nella Chiesa
Ortodossa.
Dopo il rituale stabilito, dopo le preghiere innalzate dal prete che celebra
il sacramento, e da tutta la chiesa, quelli che comunicano si avvicinano
al gradino (solea) del santuario. I bambini si fanno passare avanti,
loro comunicano per primi. I bambini nella Chiesa ortodossa comunicano
subito dopo il battesimo. I più piccoli, quelli che non possono ancora
digerire il cibo solido, comunicano al Sangue di Cristo. Dopo l'acclamazione
del diacono: "Con il timore di Dio e la fede, avvicinatevi!", quelli che
vogliono comunicare, ponendo le loro mani sul petto in forma di croce,
si avvicinano un dopo l'altro al calice, potir. Il prete, con uno
speciale cucchiaino lungo, estrae una particola dal calice e la mette
nella bocca della persona che comunica.
Dopo aver comunicato, il fedele bacia la parte bassa del calice e va ad
una piccola mensa, dove i ministranti gli dаnno da bere, dopo la
comunione, un liquido caldo benedetto, vino con acqua, e da mangiare un
pezzetto di pane benedetto.
Terminato il rito della comunione, i fedeli ascoltano una preghiera di
ringraziamento e l'omelia del sacerdote. Nel giorno in cui comunicano,
i fedeli ortodossi cercano di comportarsi decorosamente al massimo, ricordando
il sacrificio di Cristo e il proprio dovere davanti a Dio ed agli uomini.
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