L'icona di Venerato Silvano di Monte Athos. XX s.

Vita di San Silvano
Un'umiltà rara
In realtà Silvano coltiva in modo particolare l'umiltà e ricerca al di sopra di ogni altra cosa l'umiltà di Cristo. In risposta alla parola del Signore, che non cessa di mettere in pratica: "Tieni il tuo spirito agli inferi, e non disperare!", egli può dire: "E dal Signore che la mia anima ha imparato l'umiltà... Nessuna parola sarebbe in grado di descrivere quanto è buono il Signore".
Non contraddice mai nessuno. Mai giudica. Se gli si fa opposizione, se vede che non viene capito ciò che vuoi dire, subito fa silenzio. Viene criticato un padre davanti a lui? Egli ne prende le difese e riporta la pace. Possiede la vera libertà di chi dimora costantemente in Dio. Certo, alcuni padri si inquietano per la libertà con cui parla di Dio come del Padre suo misericordioso; succede anche che altri mitrano nel loro cuore sentimenti di invidia nei confronti della santità di Silvano. La rettitudine dei perfetti da fastidio ai negligenti e in effetti la sua sobrietà in ogni cosa può ingenerare una cattiva coscienza in coloro che non praticano la sua astinenza.
Il criterio che Silvano usa per discernere la bontà di un'azione è di una semplicità disarmante: "Ogni azione che non può essere preceduta da una preghiera, è meglio non farla!".
Per la verità, Silvano non dice nulla che non abbia prima sperimentato egli stesso. Ha letto le opere dei padri, certo; ma, più ancora, le vive: ricerca dell'umiltà, prontezza nell'obbedienza, rinuncia alla volontà propria per compiere quella di Dio; immersione nella bellezza e nella solidità degli uffici divini; custodia del cuore e dei pensieri; pratica incessante della preghiera di Gesù; docilità all'azione dello Spirito santo. Sono numerosi, del resto — al tempo di Silvano come ai nostri giorni — i monaci che rinnovano gli esempi dei padri. Un giorno un teologo cattolico rimane stupito dal fatto che i monaci di San Panteleimon leggano Giovanni Climaco, abba Doroteo, Teodoro Studita, Efrem il Siro, Simeone il Nuovo Teologo, Gregorio Sinaita, Massimo il Confessore e tutti gli altri padri della Filocalia, perché, dice, "da noi sono solo i professori che li leggono!"; e il padre Silvano osserva: "Non solo i nostri monaci leggono quei libri, ma potrebbero essi stessi scriverne di simili... Se per un motivo o per l'altro quei libri dovessero andare perduti, allora i monaci ne scriverebbero di nuovi". Tale è la profondità della loro esperienza nello Spirito santo che li illumina.








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