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In realtà Silvano coltiva in modo particolare l'umiltà
e ricerca al di sopra di ogni altra cosa l'umiltà di Cristo. In
risposta alla parola del Signore, che non cessa di mettere in pratica:
"Tieni il tuo spirito agli inferi, e non disperare!", egli può
dire: "E dal Signore che la mia anima ha imparato l'umiltà...
Nessuna parola sarebbe in grado di descrivere quanto è buono il
Signore".
Non contraddice mai nessuno. Mai giudica. Se gli si fa opposizione, se
vede che non viene capito ciò che vuoi dire, subito fa silenzio.
Viene criticato un padre davanti a lui? Egli ne prende le difese e riporta
la pace. Possiede la vera libertà di chi dimora costantemente in
Dio. Certo, alcuni padri si inquietano per la libertà con cui parla
di Dio come del Padre suo misericordioso; succede anche che altri mitrano
nel loro cuore sentimenti di invidia nei confronti della santità
di Silvano. La rettitudine dei perfetti da fastidio ai negligenti e in
effetti la sua sobrietà in ogni cosa può ingenerare una
cattiva coscienza in coloro che non praticano la sua astinenza.
Il criterio che Silvano usa per discernere la bontà di un'azione
è di una semplicità disarmante: "Ogni azione che non
può essere preceduta da una preghiera, è meglio non farla!".
Per la verità, Silvano non dice nulla che non abbia prima sperimentato
egli stesso. Ha letto le opere dei padri, certo; ma, più ancora,
le vive: ricerca dell'umiltà, prontezza nell'obbedienza, rinuncia
alla volontà propria per compiere quella di Dio; immersione nella
bellezza e nella solidità degli uffici divini; custodia del cuore
e dei pensieri; pratica incessante della preghiera di Gesù; docilità
all'azione dello Spirito santo. Sono numerosi, del resto — al tempo
di Silvano come ai nostri giorni — i monaci che rinnovano gli esempi
dei padri. Un giorno un teologo cattolico rimane stupito dal fatto che
i monaci di San Panteleimon leggano Giovanni Climaco, abba Doroteo, Teodoro
Studita, Efrem il Siro, Simeone il Nuovo Teologo, Gregorio Sinaita, Massimo
il Confessore e tutti gli altri padri della Filocalia, perché,
dice, "da noi sono solo i professori che li leggono!"; e il
padre Silvano osserva: "Non solo i nostri monaci leggono quei libri,
ma potrebbero essi stessi scriverne di simili... Se per un motivo o per
l'altro quei libri dovessero andare perduti, allora i monaci ne scriverebbero
di nuovi". Tale è la profondità della loro esperienza
nello Spirito santo che li illumina. |