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E durante quel soggiorno che incontra un celebre asceta
del Caucaso, il padre Stratonico. Da uomo spirituale sperimentato e pieno
di discernimento qual è, costui è stato di grandissimo aiuto
ai monaci del suo paese. E tutti gli asceti della Santa Montagna lo accolgono
con calore. La sua parola ispirata lascia un'impressione profonda. E così
il suo discernimento, la sua enorme esperienza, il dono della vera preghiera.
Ma dopo due mesi comincia a rammaricarsi di aver intrapreso invano un
pellegrinaggio così lungo e faticoso, dato che i suoi incontri
con i monaci dell'Athos non gli hanno insegnato nulla di nuovo. Un giorno
di festa il padre Dositeo lo invita, insieme con altri monaci, nella propria
cella, presso il Vecchio Russikon. Anche Silvano si trova lì. È
il più giovane di tutti e se ne sta silenzioso in un angolo della
cella, attento alle parole dell'asceta del Caucaso. Ed ecco che il padre
Stratonico esprime il desiderio di venire a fargli visita nella sua cella,
l'indomani. Tutta la notte il padre Silvano prega intensamente perché
il Signore benedica il loro incontro e la loro conversazione. Silvano
ha notato che il giorno prima il padre Stratonico ha parlato secondo "la
propria intelligenza" e che il suo discorso sull'incontro fra la
volontà umana e la volontà divina mancava di chiarezza.
Pone, allora, al padre Stratonico tre domande: "Come parlano i perfetti?
Che significa abbandonarsi alla volontà di Dio? In che consiste
l'obbedienza?". Stratonico coglie immediatamente l'importanza e la
profondità di quelle domande. Dopo un attimo di riflessione e di
silenzio dice: "Non lo so... Dimmelo tu". E Silvano replica:
"Non dicono nulla da se stessi... Dicono unicamente ciò che
lo Spirito detta loto" . E in quel medesimo istante, grazie alla
preghiera di Silvano, il padre Stratonico sperimenta lo stato di cui gli
parla Silvano. Prende coscienza delle proprie lacune nel passato e si
rende conto di essere ancora così lontano dalla perfezione. Quindi
coglie facilmente il senso delle altre due domande. Parlano anche della
preghiera e le parole di Silvano gli rivelano uno stato che egli ancora
non ha conosciuto. Più tardi, dopo averne fatto per grazia l'esperienza,
lo confermerà. Da quel momento, quando lo interrogano, il padre
Stratonico si astiene talora dal rispondere alle domande degli altri padri
e dice: "Avete il padre Silvano: è lui che dovete interrogare".
E il loro stupore è grande. Essi amano molto Silvano, ma non si
sono mai fatti di lui un'opinione tanto elevata da pensare di chiedergli
un consiglio. Immaginarsi! È un contadino, un ignorante... |