L'icona di Venerato Silvano di Monte Athos. XX s.

Vita di San Silvano
Pregare per gli uomini significa versare il proprio sangue
Monastero russo di San Panteleimon sul Monte AthosEppure la vita di Silvano è una vita di monaco all'apparenza assolutamente ordinaria. Una vita nascosta.
Facciamo un passo indietro per vedere come essa appaia agli occhi di quanti gli vivono accanto. Dopo l'incarico assegnategli al mulino viene mandato a Kalamareia, una dipendenza del monastero, fuori dell'Athos. Si tratta di una tenuta agricola. Il lavoro all'aria aperta gli mette fame, e il nostro padre Silvano comincia a mangiare a sazietà; ma due ore dopo è in grado di mangiare di nuovo la stessa quantità. Il fatto lo preoccupa: capisce che è una tentazione. "Noi monaci — dice — dobbiamo prosciugare il nostro corpo... Un corpo sazio è un ostacolo alla preghiera pura, e lo Spirito divino non viene quando il ventre è pieno. Bisogna, però, anche saper digiunare con misura, per non indebolirsi prima del tempo ed essere in grado di eseguire l'incarico ricevuto".
Fortunatamente viene presto richiamato in monastero, dove l'igumeno gli affida l'incarico di economo preposto alle costruzioni. Se si eccettua l'intermezzo di un anno e mezzo passato nel deserto, di cui parleremo poco più avanti, svolgerà questo incarico fino alla morte. Si ritira nella sua cella e comincia a pregare: "Signorè, tu mi affidi la cura del nostro grande monastero: aiutami ad assolvere bene questo incarico". E nell'anima riceve questa risposta: "Ricordati della grazia dello Spirito santo e sforzati di acquisirla". A partire da quel momento vigila a custodire la grazia e fa attenzione che la preghiera non subisca alcuna interruzione. Ha sotto la sua sorveglianza fino a duecento operai; ogni mattina fa il giro dei cantieri e da a grandi linee le istruzioni ai capomastri. Poi si ritira nella sua cella e piange sul "popolo di Dio". Gli duole il cuore per tutti quegli operai costretti dalla miseria a lasciare genitori, famiglia, paese, per guadagnare un po' di soldi. Perciò non è mai assillante con loro, non li sorveglia come fanno gli altri economi che "fanno gli interessi del monastero" . Per lui il vero interesse del monastero sta nell'osservanza dei comandamenti di Cristo. E con il suo atteggiamento e la sua preghiera finisce per conquistare l'amore di quella povera gente, a cui lascia libertà e responsabilità.
Ripete: "II Signore ama tutti gli uomini e ha pietà di loro". Ripieno dello Spirito di Cristo, ha per tutti un amore compassionevole. Egli vive la sofferenza degli uomini, del mondo intero, e la sua preghiera non ha fine. E pronto a versare il proprio sangue per la pace e la salvezza degli uomini. E realmente lo versa nella preghiera. La sua vita è un vero martirio. Testimone dell'amore di Dio per l'umanità, ne ha il cuore ferito ed è con tutta verità che può scrivere: "Pregare per gli uomini significa versare il proprio sangue".
Gli viene allora la tentazione di vivere nel deserto. Lo chiede con insistenza all'igumeno e questi gli permette di ritirarsi nel Vecchio Russikon, fra gli eminenti asceti che vivono là nella più grande austerità, per dedicarsi interamente all'orazione. Ma dopo un anno e mezzo deve riprendere il suo incarico di economo. Riconosce che in quell'andare nel deserto ha agito secondo la volontà propria. E Dio, egli dice, l'ha punito:
vivendo in una capanna isolata, nella più grande privazione, ha patito il freddo e sino alla fine soffrirà di continue emicranie.








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