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Eppure
la vita di Silvano è una vita di monaco all'apparenza assolutamente
ordinaria. Una vita nascosta.
Facciamo un passo indietro per vedere come essa appaia agli occhi di quanti
gli vivono accanto. Dopo l'incarico assegnategli al mulino viene mandato
a Kalamareia, una dipendenza del monastero, fuori dell'Athos. Si tratta
di una tenuta agricola. Il lavoro all'aria aperta gli mette fame, e il
nostro padre Silvano comincia a mangiare a sazietà; ma due ore
dopo è in grado di mangiare di nuovo la stessa quantità.
Il fatto lo preoccupa: capisce che è una tentazione. "Noi
monaci — dice — dobbiamo prosciugare il nostro corpo... Un
corpo sazio è un ostacolo alla preghiera pura, e lo Spirito divino
non viene quando il ventre è pieno. Bisogna, però, anche
saper digiunare con misura, per non indebolirsi prima del tempo ed essere
in grado di eseguire l'incarico ricevuto".
Fortunatamente viene presto richiamato in monastero, dove l'igumeno gli
affida l'incarico di economo preposto alle costruzioni. Se si eccettua
l'intermezzo di un anno e mezzo passato nel deserto, di cui parleremo
poco più avanti, svolgerà questo incarico fino alla morte.
Si ritira nella sua cella e comincia a pregare: "Signorè,
tu mi affidi la cura del nostro grande monastero: aiutami ad assolvere
bene questo incarico". E nell'anima riceve questa risposta: "Ricordati
della grazia dello Spirito santo e sforzati di acquisirla". A partire
da quel momento vigila a custodire la grazia e fa attenzione che la preghiera
non subisca alcuna interruzione. Ha sotto la sua sorveglianza fino a duecento
operai; ogni mattina fa il giro dei cantieri e da a grandi linee le istruzioni
ai capomastri. Poi si ritira nella sua cella e piange sul "popolo
di Dio". Gli duole il cuore per tutti quegli operai costretti dalla
miseria a lasciare genitori, famiglia, paese, per guadagnare un po' di
soldi. Perciò non è mai assillante con loro, non li sorveglia
come fanno gli altri economi che "fanno gli interessi del monastero"
. Per lui il vero interesse del monastero sta nell'osservanza dei comandamenti
di Cristo. E con il suo atteggiamento e la sua preghiera finisce per conquistare
l'amore di quella povera gente, a cui lascia libertà e responsabilità.
Ripete: "II Signore ama tutti gli uomini e ha pietà di loro".
Ripieno dello Spirito di Cristo, ha per tutti un amore compassionevole.
Egli vive la sofferenza degli uomini, del mondo intero, e la sua preghiera
non ha fine. E pronto a versare il proprio sangue per la pace e la salvezza
degli uomini. E realmente lo versa nella preghiera. La sua vita è
un vero martirio. Testimone dell'amore di Dio per l'umanità, ne
ha il cuore ferito ed è con tutta verità che può
scrivere: "Pregare per gli uomini significa versare il proprio sangue".
Gli viene allora la tentazione di vivere nel deserto. Lo chiede con insistenza
all'igumeno e questi gli permette di ritirarsi nel Vecchio Russikon, fra
gli eminenti asceti che vivono là nella più grande austerità,
per dedicarsi interamente all'orazione. Ma dopo un anno e mezzo deve riprendere
il suo incarico di economo. Riconosce che in quell'andare nel deserto
ha agito secondo la volontà propria. E Dio, egli dice, l'ha punito:
vivendo in una capanna isolata, nella più grande privazione, ha
patito il freddo e sino alla fine soffrirà di continue emicranie. |