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La
Santa Montagna (Aghion Oros) è la più orientale delle tre
propaggini che formano la penisola calcidica, a nord della Grecia. Lunga
45 km per una larghezza compresa fra gli 8 e i 12 km, la penisola culmina
con il monte Athos a 2033 m. Da più di mille anni essa è
il "giardino della Madre di Dio", il santuario del monachesimo,
la roccaforte dell'ortodossia.
E stata devastata, saccheggiata, conquistata a più riprese; la
vita monastica vi ha conosciuto alti e bassi, ma, sempre, la tradizione
vi si è mantenuta. Simeone vi arriva in un momento di grande splendore.
I monaci provengono da tutte le nazioni ortodosse e sono parecchie migliaia,
ripartiti nei venti grandi monasteri e nelle centinaia di loro dipendenze,
skiti, kalive, celle, grotte... C'è un fiorire di tutte le forme
della vita monastica. San Panteleimon, il monastero dei russi (o Russikon)
che accoglie Simeone, è una comunità cenobitica che conta
in quel momento duemila monaci su una popolazione di circa novemila persone:
molti operai e innumerevoli pellegrini che affluiscono incessantemente
dalla Russia dopo essersi imbarcati a Odessa.
Subito dopo il suo arrivo, il giovane postulante fa alcuni giorni di ritiro,
al fine di riportare alla memoria tutti i peccati commessi, annotarli
e poi confessarli. Gli arde nell'anima un bruciante pentimento: fa una
confessione sincera, senza nessun tentativo di autogiustificazione. Il
padre confessore gli dice: "Hai confessato i tuoi peccati dinanzi
a Dio: sappi che ti sono perdonati tutti... Inizia, da questo momento,
una vita nuova... Va' in pace e sii nella gioia, perché il Signore
ti ha condotto in questo porto di salvezza".
La sua anima semplice e fiduciosa si abbandona alla gioia, ma la tensione
inferiore finisce per allentarsi. Lo assalgono allora le tentazioni della
carne e con esse i pensieri che gli suggeriscono di ritornare nel mondo
e di sposarsi. Avendo perduto così presto lo slancio iniziale,
prova un grande timore: sperimenta in sé tutta la potenza del peccato
che lo allontana da Dio, anche in quel luogo santificato dove pensava
di essere approdato come in un porto di salvezza. Anche là ci si
può perdere! Egli manifesta allora un grande pentimento e, pur
del tutto inesperto com'è ancora, intraprende una dura lotta ascetica.
Viene assegnato al mulino. Tutto il giorno lavora con energia a trasportare
sacchi di farina, e la notte resta in preghiera, sforzandosi di dormire
il meno possibile.
La vita sulla Santa Montagna è del tutto diversa da quella del
mondo. Ben poco è cambiato in mille anni di storia, e Simeone si
immerge a poco a poco in quella tradizione plurisecolare. È il
ritmo stesso della vita che forma i postulanti: preghiera solitària
in cella, lunghi uffici in chiesa; digiuni e veglie; confessione frequente
e comunione; letture, lavoro, obbedienza. Le istruzioni dell'igumeno e
dei padri si limitano a brevi consigli su ciò che conviene fare
in una data situazione.
Simeone scopre con stupore la preghiera di Gesù. L'invocazione
ripetuta, con l'ausilio di un rosario, del Nome santo: "Signore Gesù
Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore" non solo
costituisce l'essenziale della preghiera in cella, ma può essere
recitata sempre e ovunque, e persino sostituire gli uffici. Se, a motivo
del lavoro, non è possibile andare in chiesa, soprattutto all'ora
dei vespri, allora, per tutta la durata del servizio, un fratello la dice
a voce alta per quanti lavorano in un medesimo luogo, ed essa prende il
posto dell'ufficio divino.
Dal fondo della sua anima immersa nella tristezza, nel fuoco incrociato
delle tentazioni e delle illusioni, Simeone fa salire questa preghiera
con ardore, slanciandosi con forza verso Colui che può salvarlo.
Sono trascorse appena tré settimane quando, una sera, mentre è
in preghiera dinanzi all'icona della Madre di Dio, la preghiera irrompe
improvvisamente nel suo cuore e si fa sorgente zampillante, giorno e notte.
Certo, nella sua inesperienza non comprende allora la rarità del
dono ricevuto dalla Madre di Dio, dono che tanti asceti ottengono solamente
dopo anni e anni di lotta. E questo dono della preghiera del cuore che
permette di giungere alla preghiera pura, alla preghiera spirituale.
Ben presto Simeone è preso da pensieri di vanità, da dubbi
sulla propria salvezza, e l'angoscia si insinua nel suo cuore. Allora
cominciano ad apparirgli i demoni, che ora lo esaltano, ora lo precipitano
nell'abisso. Ed egli parla loro con ingenuità, come si parla agli
uomini; e da uno di loro si sente rispondere: "Noi non diciamo mai
la verità".
Passano i mesi. Egli continua a lottare, ma le forze psichiche vengono
a mancargli e il coraggio l'abbandona. Sempre più spesso la sua
anima è invasa dall'orrore e dalla disperazione. Come resistere
a tutti quegli assalti con le semplici forze umane? E fratello Simeone
crolla. |