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Incredibile,
ma Alessio Mecev all’inizio non voleva assolutamente diventare prete.
Sognava di iscriversi all’università e studiare medicina,
ma sua madre diceva che voleva vedere suo figlio sacerdote. Alessio fu
obbediente e cominciò ad operare nella chiesa come salmista.
Nel 1884 Alessio si sposò e dopo un po’ di tempo fu ordinato
diacono e successivamente iereo. Gli nacquero sei figli: Alessandra, Sergio,
Pietro, Olga, Sofia, Anna, in più adottò anche alcuni orfani.
In famiglia la vita fu povera. Un giorno sua moglie Anna Petrovna gli
diede 50 rubli per comprare qualcosa per la festa di Natale, “Ecco
io vado, - raccontò dopo padre Alessio, - e vedo una donna con
due figli che cade ai miei piedi e piangendo mi chiede un aiuto per poter
alimentare i suoi figli che hanno fame, le ho dato tutti i soldi che avevo.
Ho benedetto i figli. Lei con le lacrime agli occhi mi ha ringraziato
ed è andata via. Mi sono fermato e ho pensato: cosa dirò
adesso a mia moglie, perché sicuramente sarà molto rattristata…
Sono tornato e i figli mi aprono la porta e gridano: “Padre Alessio
è arrivato, papà è arrivato!” La moglie mi
chiede con tenerezza: “Allora, cos’hai comprato per la festa?”
Io la guardo con la testa giù e le dico: “Sono colpevole,
scusami!” Lei con tristezza mi dice: “E cos’è
successo? Hai perso o hai dato a qualcuno?”, in questo momento suonano
alla porta: un regalo, una busta di denaro! Dopo le racconto tutto nei
singoli dettagli, e mi risponde: “Prima di darti il denaro per le
compere già sapevo che lo avresti regalato a qualcuno o che lo
avresti perso”.
Nel 1902 Anna morì. Padre Alessio preso dal dolore andò
nella chiesa dove serviva padre Giovanni Kronshtadtskij. “Stavo nel
centro della chiesa tra migliaia di persone e improvvisamente sentii:
“Contristato padre Alessio, vieni qua da me”; la folla mi
fece largo, padre Giovanni mi impose le mani sulla testa e disse: “Condividi
il tuo dolore con il dolore del popolo, consola, benedici, prega per la
gente ed aiuta come puoi, e adesso servirai la liturgia con me.”
Non mi ricordo dov’ero durante la liturgia, era come se fossi in
Cielo. Non sentivo il pavimento sotto i piedi come se sedessi sull’aria,
sciogliendomi in lacrime, anche padre Giovanni piangeva ed era tutto pieno
di luce…”
Padre Alessio tornò nella sua parrocchia. “Per otto anni
servivo la liturgia ogni giorno nella chiesa vuota. Un protoiereo mi diceva:
“Ogni volta che passo per la tua chiesa sento lo scampanio, entro
e non c’è nessuno. Suoni le campane invano””.
Ma padre Alessio continuava e dopo qualche anno cominciarono a venire
da lui folle.
Uno dei partecipanti ad un servizio di padre Alessio disse: “La
domenica del perdono, la chiesa era piena. La liturgia era già
finita. Le porte del re erano aperte, improvvisamente apparve il prete
che si inchinò fino al pavimento e disse con tristezza: “Volontariamente
non ho voluto offendere nessuno. In coscienza cercavo di aiutare tutti…
ma forse senza volerlo…” e la voce del padre tremò,
non poteva più trattenere le lacrime e piangeva; si inchinò
di nuovo fino a terra come se ci fosse un grande peso su di lui e disse:
“Scusatemi, scusatemi, sono un grande peccatore” cadde disteso
a terra come se non riuscisse più a respirare oppresso dal peso
dei suoi peccati. Lo aiutarono ad alzarsi e gli diedero la croce. Tranquillo,
serio, con gli occhi abbassati come se non fosse presente lì e
sembrava forte e grande. Fece un respiro a pieni polmoni e alzò
gli occhi. Guardò velocemente tutta la folla, sorrise e subito
cominciò a benedire. Tutte le persone che guardavano il padre scintillavano
di gioia…”
In tante testimonianze appare un dettaglio: il padre Mecev fisicamente
minuto, durante il servizio sembrava alla gente molto grande, quasi enorme.
Nel popolo si diceva che con il suo spirito poteva fare servire Dio anche
alle pietre …
Lo staretz diceva che era venuto il tempo quando “tutti gli eremiti
e tutti coloro i quali si trovano in clausura dovevano uscire per servire
la gente”. Questo a tanti non piacque. Alcuni lo deridevano, nei
monasteri scrollavano la testa dicendo che il padre non badava ai fatti
propri e che se era uno staretz doveva stare in un monastero. I laici
invece dicevano che padre Alessio voleva mettere tutti nel monastero e
per questo faceva lunghissimi servizi … ma lui faceva come pensava
fosse giusto e diceva che non poteva fare in altro modo.
Spesso la gente veniva da lui per porgli domande del tipo cosa fare, se
vendere la pelliccia, se aprire un negozio, se comprare una mucca…
Tanti si meravigliavano della pazienza di padre Alessio che ascoltava
tutta la gente e non cacciava via mai nessuno. Una volta confessò:
“Si devo sforzarmi per ascoltare la gente. Devo sforzarmi per entrare
nei problemi di una persona, cercare di sentire quello che sentono gli
altri, pensare come pensano gli altri. Così però, ti diventa
chiara la loro situazione. Cominci a compartecipare alle loro sofferenze
e così cominci ad amare… E’ difficile abituarsi a questo.
Qualsiasi persona venga da te, senti quello che prova lei. Entra nella
sua anima e dimenticati completamente di te stesso…”
Da lui venivano anche tutti gli intellettuali e queste persone avevano
altri problemi, altri bisogni dell’anima. Padre Alessio era attento
a tutti, dava consigli a tutti, ma se uno parlando con lui cominciava
a dire cose intellettuali, si metteva a ridere e diceva: “Sono poco
istruito, non capisco niente”.
Succedeva anche che i suoi figli spirituali pur avendo ricevuto una parola
dallo staretz, alla fine facessero a modo loro. Lui non si arrabbiava
ne mai giudicava, solo a volte dopo interveniva limitandosi a dire: “Ecco,
ti ammonivo, non bisognava fare così, adesso vedi cos’e’
successo.”
Quando lo offendevano non si ribellava, non puniva nessuno, rispondeva
con un sorriso dolce dicendo: “Eccoti come sei! Ma si può
fare così?”, e nient’altro. Ma la forza del suo amore
spesso faceva si che gli chiedessero subito perdono.
Né in chiesa né a casa aveva mai un momento libero. La coda
della gente che voleva visitarlo si allungava già dalle prime ore
del mattino ma padre Alessio trovava il tempo per parlare con ognuno,
per consolare. Consolava non con argomentando ma con la voce del cuore
permettendo un’esperienza d’amore. Il
padre aveva anche il dono di guarigione. Un giorno si ammalò la
maestra del coro Maria Timofeeva. La malattia era molto seria, i medici
le proibirono non solo di cantare ma anche di parlare e dissero che non
sarebbe mai guarita. Il racconto dell’accaduto viene direttamente
da Maria. “Aprimi la tua boccuccia - mi disse padre Alessio - aprii
la bocca e sentii la bocca del padre vicino alla mia. Soffiò nella
mia bocca e disse: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo guarisca la serva di Dio Maria”. Dopo padre Alessio mi segnò
con la croce la gola e me la unse con olio e disse: “Ecco. Canta
e glorifica il Signore. Ma non raccontare a nessuno, non chiacchierare,
taci”.
Padre Mecev oltre al dono della guarigione nascondeva anche il dono della
profezia.
Durante la liturgia pregava per tantissime persone, tanto che le cronache
riportano lo stupore di tante persone davanti alla quantità di
nomi che si ricordava e per i quali il padre pregava. Ma la meraviglia
più grande suscitava quando gli veniva indicato il nome di una
persona sconosciuta per la quale intercedere e lui pregava indicando esattamente
le sue necessità si sentiva sussurrare infatti: “Questo ha
bisogna di quello e quello”.
Uno dei parrocchiani raccontava: “Spesso non fai in tempo a dire
nulla, cominci a dire: “Padre”, e lui già ti interrompe:
“Sai cosa mi e’ successo? Poco fa è venuta da me una
donna…” e denuncia il mio peccato, me lo fa odiare, me lo
fa abbandonare”.
Ma fargli riconoscere i suoi doni straordinari era molto difficile. “Non
sono chiaroveggente - diceva - semplicemente ho tanta esperienza perché
da tutta la mia vita sto con la gente, e quando qualcuno viene da me vedo
subito qual’è il suo carattere e cosa lo preoccupa. Qualsiasi
persona, anche un idiota, al mio posto avrebbe cominciato a capire, lavoro
così già da quarant’anni…”
Quando nei primi anni venti, il patriarca Ticon fu arrestato il potere
nella chiesa passò nelle mani di quella corrente di sacerdoti che
collaborava con il governo. Nel 1922 ogni prete doveva dichiarare se voleva
collaborare con il governo bolscevico. La risposta “no” significava
l’accettazione volontaria del martirio. “Non posso ordinare
agli altri preti di accettare il martirio… Dio non mi ha ordinato
di fare così. Posso decidere solo per me stesso… Io non firmo”,
questa fu la dichiarazione di padre Alessio. Nello stesso anno 1922 nella
capitale cominciò anche la campagna di sequestro dei beni della
Chiesa. Quando la commissione arrivò nella chiesa di padre Alessio,
lui era tranquillo e dolce ma quelli che gli stavano vicino vedevano che
si reggeva in piedi con grande difficoltà. Il suo grande cuore
sempre aperto per tutti non riusciva a resistere…
Il protoiereo Alessio Mecev morì il 9 giugno 1922 per paralisi
cardiaca. II funerali si svolsero a Mosca il 15 giugno. Più che
un funerale sembrava la glorificazione delle reliquie di un santo.
Una ispezione, nel 1934 trovò il corpo incorrotto. Le mani incrociate
sul petto erano come di una persona appena morta, le sue vesti non erano
perfette, argentee come quando furono messe, nello stesso tempo però
la tomba era completamente rovinata dal tempo tanto che fu necessario
riporre il copro di padre Alessio in una nuova tomba. Pochi
giorni prima di morire, agli inizi di giugno del 1922, padre Alessio Mecev,
sentendo arrivare la sua ora fece la sua famosa “parola sepolcrale”:
“Guardate più vicino la vanità di questo mondo. Dalla
mattina alla notte, dalla notte alla mattina il mondo si sta affaccendando
per se stesso. Ci sono a volte dei momenti quando uno entra in chiesa
e viene preso dalla forza della vita celeste e nella accalorata preghiera
dimentica il mondo con le sue passioni, con l’empietà della
vita e con lo spirito si innalza al cielo e dopo è pronto a vivere
solo per il cielo, è pronto ad abbracciare tutta l’umanità,
guarda con disprezzo ai propri peccati e alle proprie imperfezioni, nella
sua anima appare una pace speciale… Ed ecco è di nuovo fuori
dalla chiesa; passano due, tre minuti e purtroppo la pace scompare e dove
sono l’amore e la fede? Lo spirito della vanità del mondo
come la tempesta nel deserto, soffia sulla persona che ha appena pianto
sui propri peccati e di nuovo si comincia la vita di prima, di nuovo si
comincia il lavoro per il mondo e le sue passioni. E così si continua
fino al nuovo momento del rialzo dello spirito. Nel mondo come ci si tratta
l’uno l’altro? Cosa c’è al primo posto in queste
relazioni? L’egoismo che vede e cerca dappertutto solo il proprio
vantaggio. Cosa posso dire dei terribili peccati che nascono dall’egoismo?
Il cristiano che si dimentica di Dio! Riprenditi! Lascia la vanità
del mondo e riconosci che bisogna vivere sulla terra solo per il cielo…”
Padre Alessio, prega per noi!
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