La famiglia di zar

L’ultimo starez di Optino
L'Optino San Nectarioo (nel mondo Nicola Vasilievich Ticoneov) nacque nella città di Eltz nell’anno 1853. Suo padre lavorava ad un mulino e morì presto. Anche sua madre morì presto e il ragazzo rimase orfano. Quando compì 18 anni gli consigliarono di chiedere la benedizione nell’Optino per sposarsi. Padre Nectario non ha mai raccontato cosa accadde ma sta di fatto che rimase nell’Optino per tutta la vita. Nell’anno 1894 fu ordinato ierodiacono, nel 1898 ieromonaco, dopo di che Nectario non uscì più dalla sua cella. Visse una clausura così stretta che per alcuni oscurò persino le finestre della cella con della carta blu. In quei anni studiava e leggeva; leggeva non solo libri spirituali, ma studiava anche matematica, storia, geografia, letteratura russa e straniera e alcune lingue straniere. L’artista Bolotov gli insegnò la pittura, amore per la quale lo starez conservò fino alla morte. Nectario amò anche la poesia. Tanti dicevano che padre Nectario conosceva profondamente varie sfere della scienza, dalla filosofia all’aviazione. Quando i visitatori gli chiedevano che università aveva fatto, lo starez rispondeva: “Tutta la nostra sapienza viene dalla Scrittura”…
Padre Nicola era basso di statura, aveva la faccia leggermente rotonda, dall’alto cappello dei monaci, scufia, si vedevano ciocche di capelli grigi. Nelle mani aveva sempre la corona per la preghiera del cuore di granata. Tanti notavano che la sua faccia sembrava non avere età; a volte sembrava vecchia e dura come se avesse mille anni, a volte giovane e viva, a volte tranquilla e serena come quella di bambini”.
Nell’anno 1913 i fratelli si riunirono per scegliere uno starez. Il modesto Nectario non si presentò alla riunione dicendo che anche senza di lui avrebbero scelto la persona giusta. Ma come starez scelsero proprio lui. Nectario rifiutò, ma l’archimandrita lo invitò ad accettare per obbedienza. Non era possibile per un ieromonaco rifiutare l’obbedienza così Nictari dovette rassegnarsi a questo nuovo ordine…
Tra gli starez c’è sempre stato un intenso scambio epistolare, così anche Nectario riceveva molte lettere ma a lui non era necessario aprirle per conoscerne il contenuto; ricorda Vasili Shustin, futuro prete: “Vedevo come padre Nectario leggeva le lettere chiuse. Ricordo come senza aprirle le correggeva. Non le leggeva, ma vedeva quello che era scritto dentro. Per alcune benediceva, altre le baciava; ricordo che un giorno prese due lettere e le diede a mia moglie dicendo: “Ecco leggile a voce alta. Sarà molto utile.” (Una era stata scritta da una ragazza che si era innamorata di un prete della nuova corrente. Questo, con le sue omelie aveva appassionato così tanto quella ragazza che lei aveva lasciato tutti i suoi affari, quel prete era amico della famiglia Shustin).
Una volta nell’Optino arrivò padre Sergio Mecev. Mecev figlio fu degno del suo grande padre, predicava con grande ispirazione, conosceva perfettamente la teologia, ma aveva un’abitudine: nei servizi, quando si leggeva il Vangelo, padre Sergio ometteva sempre la genealogia del Salvatore. “Caro padre protoereo, gli disse un giorno Nectario, non vogliamo leggere il Vangelo?” E dicendolo diede al padre Sergio il primo capitolo del Vangelo di Matteo.
Gli scherzetti del padre Nectario a volte furono più efficaci di dieci omelie.
Una volta una pellegrina dipinse un quadro raffigurante il monastero al tramonto. Lasciò il disegno sul balcone uscì con suo marito a fare quattro passi nel bosco. Mentre passeggiavano litigarono così tanto che non riuscivano più a guardarsi in faccia. Quando tornarono a casa videro con grande stupore che sul disegno invece del cielo azzurro erano dipinte nubi gravide di tempesta e fulmini. “Capimmo che era stato padre Nectario, ricordava il marito dell’artista. Era lui che aveva raffigurato simbolicamente il nostro stato spirituale. Questa tempesta con i fulmini ci impressionò così tanto che ci riconciliammo subito desiderando che il cielo della nostra vita si schiarisse di nuovo”.
Lo starez trattava gli artisti senza nessun pregiudizio, diceva: “Si può occuparsi dell’arte come di qualsiasi altra opera, come fare il falegname o pascere il gregge, ma tutto bisogna fare davanti allo sguardo di Dio”. Nicola stesso fu un esempio da seguire. Nonostante le sue lezioni di pittura, di scienza, delle lingue non lasciò mai di concentrarsi sulla preghiera, la sua anima si proiettava sempre verso Dio. Così è rappresentato sulle icone: un piccolo monaco con un gran colbacco con il rotolo nelle mani.
L'Optino. La casa di pellegrini Nella sua cella leggeva molto. Aveva un gatto che gli faceva compagnia e che gli obbediva, il padre diceva: “Lo starez Gerasimo di Giordano fu uno grande starez, perciò ebbe un leone. Io sono piccolo, ho un gatto.”
Arrivò l’anno 1923, un anno crudele per il monastero. Un giorno tutti coloro che tornavano dalla liturgia furono fermati. Schieromonaco Nectario (prese la schima superiore nell’aprile 1920) fu arrestato con l’accusa di attività controrivoluzionaria. Fu condannato a morte. Padre Nectario fu deportato nel paesino di Plochino dove gli permisero di vivere in una isba estiva. Starez Nectario aspettava questo momento, già prima della rivoluzione d’ottobre raccontava ai suoi figli spirituali che il monastero sarebbe stato devastato. Il suo racconto finì con le parole: “Quando verrà questo tempo accoglietemi per l’amore del Cristo. Non avrò più un posto dove andare.”
Quanto chiaro vedeva il futuro della Russia si vede da una sua profezia fatta nel anno 1917 ancora prima della rivoluzione: “Presto verrà la fame della letteratura. Non si potrà più trovare un libro spirituale. Viene l’era del silenzio… Lo zar adesso è in un grande conturbamento, quante umiliazioni deve soffrire adesso a causa dei suoi errori. Nel 1918 sarà ancora peggio, lo zar sarà ucciso con tutta la sua famiglia … Lo zar sarà un grande martire. In questo ultimo tempo ha redento la sua vita, adesso se il popolo non si converte a Dio non solo la Russia, ma tutta l’Europa fallirà. Viene il tempo della grande preghiera…”
Del futuro più lontano diceva che “la Russia risusciterà e anche se non sarà ricca economicamente sarà ricca dello spirito.”
Nella deportazione non riusciva sempre accogliere i visitatori. A volte il proprietario della isba non permetteva a persone sconosciute di entrare per evitare conflitti con il potere. Nonostante ciò i figli spirituali riuscivano a visitare lo starez.
Una volta nel paesino della sua deportazione arrivò Maria Suchova, la futura monaca Ilaria, “Oggi non andrai a dormire nella camera per gli ospiti - ordinò lo starez - ti metterai da me”. Pregò tutta la notte e all’alba le disse: “Vai nella stanza per gli ospiti”. Quando ella uscì seppe che quella notte nella casa ci fu una perquisizione della polizia. Se non ci fosse stato quell’ordine dello starez ella sarebbe stata arrestata. La polizia non ebbe il coraggio di entrare nella stanza dello starez e così la ragazza fu salva.
Una volta allo starez già molto malato chiesero se doveva prendere su di se le sofferenze e i peccati delle persone che venivano da lui per alleviare le loro sofferenze e per consolarli. Nectario rispose: “Si. Senza di questo non si può alleviare. A volte mi sento come una montagna di pietre su di me, da così tanti peccati e dolori mi hanno portato tanti da non farcela più a portare questo peso. Allora viene la benedizione e spazza via questa montagna di pietre come fossero foglie secche; e posso prendere di nuovo su di me i peccati degli altri.”
Un'altra volta lo starez chiese alla monaca Natalia di dire alla superiora del monastero che lui aveva perso la preghiera e chiedeva le sue sante preghiere. “E’ vero padre che lei ha un peso sull’anima? Pensavo che avesse sempre un’allegria spirituale”, disse quella meravigliata. Lo starez rispose: “Succede che a volte dici qualcosa da te stesso, o che affronti i problemi della vita di una persona in modo sbagliato oppure sei troppo severo in confessione oppure invece non dai la penitenza giusta, per tutto questo ricevi la punizione, la benedizione di Dio ti lascia e cominciamo a soffrire”.
Lo starez prendeva su di se i peccati e le malattie degli altri e soffriva duramente. Non ha mai goduto di una buona salute, non era un uomo forte. Era di bassa statura, magro, negli ultimi anni della vita si muoveva con difficoltà: aveva le gambe gonfie che stillavano il liquido. I suoi occhi erano sempre pesti. Ma il suo aspetto impressionava molto i vicini.
“Mi sembrava che lui portasse un sacro calice - raccontava il metropolita Beniamino (Fedchencov) - pieno di un liquido prezioso e che avesse paura di perderne una goccia. Mi e’ venuto a mente – continuava - il pensiero che i santi conservano dentro di se la benedizione di Dio e hanno paura di romperla con qualsiasi movimento poco reverenziale, con la fretta, con la falsa dolcezza umana. Padre Nectario guardava sempre dentro di se stando con il cuore davanti al Dio”.
Nel febbraio 1928 gli si fu aperta l’ernia acuta. Lo starez sentiva arrivare la sua morte. Cominciò a salutare i suoi vicini ancora 2 mesi prima di morire: dava le ultime raccomandazioni, benediceva, passava i suoi figli spirituali agli altri padri spirituali. Morì il 29 aprile 1928 di una morte calma e pacifica. Prima di morire ricevette i santi sacramenti e benedisse tutti. Fu sepolto nel cimitero del monastero.
Le reliquie del venerato Nectario furono ritrovate dopo la rinascita dell’Optino il 3 giugno 1989. Mentre la processione proseguiva verso le celle, le reliquie emettevano un profumo meraviglioso. Il manto dello starez fu trovato incolume e le sue ossa avevano il colore dell’ambra. Furono ritrovate anche le reliquie degli altri 7 starez dell’Optino, anche loro gloriati tra i santi. Ogni domenica le reliquie vengono portate nella cattedrale Vvedenski. Adesso le reliquie del venerato Nectario riposano nella cattedrale compiendo grandi miracoli e guarigioni.
San Nectario insegnava: “Dio non solo permette ma chiede all’uomo la crescita nella sapienza. Nella creazione divina non c’è la fermata, tutto si muove, gli angeli non sono sempre in un ordine, ma ascendono da un grado ad un altro grado ricevendo nuove rivelazioni. Anche se un uomo studia cento anni deve sempre andare verso una nuova sapienza”.

Padre Nectario, prega per noi!









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