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Il 1° agosto 1836 nel paesino di Beresa a Smolensk nella povera famiglia
del diacono Dmitri Casatkin nacque un figlio. Fu chiamato Ivan. Chi poteva
immaginare all’epoca che Giovanni Casatkin sarebbe diventato il terzo
santo russo beatificato come un pari degli apostoli, il terzo dopo la
santa principessa Olga e il santo principe Vladimir?!
Quando nel 1860 all’età di quattordici anni Nicola partì
missionario per il Giappone l’evangelizzazione in questa paese sembrava
impossibile. Come diceva padre Nicola, “i giapponesi considerano
gli stranieri come animali, e il cristianesimo come la chiesa dei malvagi
che consiste di malfattori e maghi”.
I primi anni sembrava che questo pensiero fosse proprio la verità:
dopo otto anni i suoi fedeli in Giappone erano solo 12. Alla fine della
vita di Nicola in Giappone c’erano 66 comunità con un vescovo,
un arcivescovo, 116 preti e circa 30 mila laici.
Nel 1855 il Giappone permise ai russi di creare nella cittadine di Chacodate
la prima missione diplomatica. Nel 1860 il console russo in Giappone chiese
al Santissimo Sinodo di inviare un pastore “che potesse giovare
non solo nell’ambito sacro, ma che con la sua condotta di vita e
con una certa attività di ricerca scientifica, potesse giovare
anche all’immagine del nostro clero sia presso i giapponesi che
agli stranieri”. La richiesta fu trasmessa all’Accademia Clericale.
Tra i licenziati dell’Accademia vi era il nostro Ivan Casatkin il
quale, avendo saputo della lettera, fece richiesta al rettore di diventare
monaco e di essere inviato al consolato russo in Giappone. La sua richiesta
non ebbe obiezioni. Nel giugno del 1860 diventò monaco con il nome
di Nicola. Lo stesso mese diventò ieromonaco e missionario. Già
in luglio partì per Chacodate. “Sognavo tanto del mio
Giappone - ci racconta il santo - nella mia immaginazione mi sembrava
come una fidanzata che mi aspettava con un mazzo di fiori nelle mani.
E quando passerà la notizia di Cristo tutto si rinnoverà.
Quanto ero deluso quando sono arrivato in Giappone e ho visto tutto il
contrario. Sono arrivato e ho visto che la mia fidanzata stava dormendo
senza neanche pensare a me”.
I giapponesi erano nemici di tutto ciò che arrivava dall’esterno
ed erano molto attaccati alle proprie tradizioni. Il popolo giapponese
era assolutamente alieno al cristianesimo. Questo si vedeva benissimo
dai samurai: quando un samurai perdeva la dignità doveva fare carachiri,
suicidarsi. Certamente nella loro mentalità i cristiani che si
inchinano davanti al Cristo crocifisso sulla croce, devono aver avuto
un aspetto terribile. Ancora peggio quando questi cristiani affermavano
che questo uomo condannato ad una morte così terribile era Dio!
Per 8 anni il giovane missionario studiò il Giappone, gli interessava
tutto: la lingua, le tradizioni, le abitudini. Nel 1868 già parlava
giapponese correntemente e sapeva la storia di questo paese meglio dei
giapponesi stessi.
Uno dei primi giapponesi convertiti da padre Nicola all’ortodossia
fu un certo Savabe. Questo Saul diventato Paolo era un sacerdote scintoista
molto rispettato e ricco. Una volta venne dal sacerdote russo solo per
mostrargli il suo disprezzo e il suo odio verso la fede cristiana. Cominciò
a parlare con un tono canzonatorio ma mentre parlava con Nicola diventava
sempre più pensieroso. Il giorno seguente Savabe venne di nuovo
e alla fine del discorso chiese di cominciare ad imparare il cristianesimo.
Alla prima lezione portò la china e pennello. Padre Nikolai raccontava
la storia del Vecchio Testamento mentre Savabe scriveva gli ideogrammi.
Dopo un anno Savabe portò dal padre Nicola un suo amico, il medico
Sacai. Dopo un anno gli si aggiunse il medico Urano. Molto più
tardi (perché padre Nicola non aveva fretta dando ai discepoli
la possibilità di percepire meglio la nuova fede) i tre furono
battezzati e presero i nomi degli apostoli Paolo, Giacobbe e Giovanni.
Nel 1870 Nicola fu nominato capo della rinnovata missione ortodossa in
Giappone. Nel 1871 nel paese cominciarono le persecuzioni dei cristiani.
Paolo Savabe venne messo in prigione con altri 8 ortodossi. Più
di 100 persone furono interrogate.
Ma dopo breve tempo tutto cambiò; le vecchie leggi contro il cristianesimo
furono abrogate e padre Nicola cominciò a costruire chiese e scuole
e più tardi persino un seminario. Tradusse in giapponese i libri
capitolari, tradusse il dizionario di teologia. In Giappone c’erano
già più di quattromila cristiani.
Nel 1875 Paolo Savabe fu ordinato sacerdote e Giovanni Sakai diacono.
Quando cominciò la guerra tra Russia e Giappone Nicola scrisse
una lettera agli ortodossi giapponesi dove diceva: “Il Signore ha
permesso questa rottura delle relazioni tra la Russia e il Giappone. Sia
fatta la Sua volontà. Fratelli e sorelle, fate tutto quello che
dovete fare secondo i doveri dei sudditi fedeli”.
Durante la guerra padre Nicola era l’unico russo rimasto nella
missione. Visitava i compatrioti prigionieri, gli aiutava come poteva.
Nonostante la guerra in quegli anni il suo gregge giapponese diventò
ancora più grande: nel 1905 furono battezzate 627 persone!
Nel 1906 Nicola divenne il primo vescovo ortodosso di Tokio dove eresse
una cattedrale intitolata alla Risurrezione di Cristo.
Nonostante tutti i segni di benevolenza dei potenti della Chiesa fino
alla fine dei suoi giorni, Nicola mostrava l’esempio della piena
e perfetta umiltà, non considerandosi mai superiore ad alcuno.
Nel suo diario è scritto: “Mi inchino davanti ai luminosi
starez e quando comincio a sentirmi troppo ispirato mi riprovo con i pensieri
delle mie opere, solo le opere con completa indifferenza al tutto il resto
nel mondo! Che povertà, che anima limitata! Si vede che sono servibile
sono per il Giappone,un piccolo pezzo di terra!”
Il 1 febbraio 1912 all’età di 76 anni Nicola morì.
Fu il primo europeo sepolto al cimitero di Tokio.
Il 10 aprile 1970 la Chiesa Ortodossa Russa ha esaltato Nicola come santo.
Dal giorno della sua morte fino ad oggi Nicola è considerato un
grande santo che intercede presso Dio. La Cattedrale della Risurrezione
a Tokio viene tutt’oggi chiamata dalla gente comune “la chiesa
di S. Nicola”. Padre Nicola, prega per noi! |