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Per
più di due secoli la Chiesa russa non aveva il suo capo - patriarca.
Dopo la morte del patriarca Adriano nel 1700, l'imperatore Pietro I per
20 anni ostacolava l'elezione del nuovo patriarca, e nel 1721 creò
il Santo Sinodo, un organo collegiale di governo della Chiesa, che sostituiva
il patriarca. Le autorità hanno cominciato a rapportarsi con la
Chiesa come ad una delle istituzioni statali. La Chiesa, chiamata ad essere
la coscienza dello stato ortodosso, si è trasformata in un dettaglio
del meccanismo amministrativo. Questo era contrario alle leggi della Chiesa
e indeboliva la sua autorità spirituale.
Cambiare tale situazione poteva soltanto un Concilio locale della Chiesa
ortodossa russa, un raduno di persone consacrate e dei laici, rappresentanti
di tutte le diocesi, che avrebbero deciso alcuni cambi nella vita della
Chiesa. Tale concilio fu convocato soltanto nell'agosto del 1917 decidendo,
tra l'altro, di ripristinare il patriarcato nella Chiesa ortodossa russa
ed eleggere il patriarca. Tre vescovi hanno ottenuto la maggioranza dei
voti. La scelta del patriarca da questi tre era lasciata alla volontà
di Dio.
Il 5 novembre del 1917 l'immenso tempio di Cristo Salvatore era strapieno.
Dalla cattedrale di Assunzione del Cremlino di Mosca hanno portato la
cosa più santa nella Rus', l'icona che faceva miracoli, la Madre
di Dio di Vladimir. Davanti ad essa c'era un canestro con tre foglietti
di carta, sui quali erano messi i nomi di tre vescovi. Dopo la celebrazione,
dal santuario fu portato un cieco frate, il vecchio Aleksiej, asceta claustrale
del monastero di Lavra di Trinità - Serghiej. Il frate ha estratto
dal canestro il foglietto con il nome di uno dei più amati dal
popolo arcimonaci - Ticone, metropolita di Mosca. I radunatisi nel tempio,
secondo un canone antico hanno proclamato in greso: "Aksios!" ("Degno!").
San Ticone è diventato il capo della Chiesa russa alla vigilia
delle più pesanti prove nella sua storia, quando l'ordine sacerdotale
significava inevitabili persecuzioni e martirio.
Il futuro patriarca, Vasilij Ivanovic' Bielavin per il mondo, è
nato nel 1865 a Toropec, nella provincia di Pskov. Ancora nel seminario
e nell'accademia spirituale i compagni gli hanno dato il soprannome Arciprete
per la sua speciale serietà piena di grazia, simpatia, una dignità
tranquilla e l'autocontrollo. Già all'età di 32 anni fu
ordinato come vescovo, e nel 1898 fu nominato vescovo di Isole di Aleutsk
e di Alaska, così si chiamava allora la diocesi della Chiesa ortodossa
russa nella America del Nord, con il centro a San Francisco. In quell'
epoca la diocesi era da molto tempo multinazionale: a parte gli ortodossi
aleuti e indiani di Alaska, c'erano anche gli immigrati: greci, serbi,
russi, assiri, romeni, carpatorossi, e altri. Quando s. Ticone visitava
la propria diocesi, doveva celebrare le liturgie non soltanto in slavo
liturgico, bensi anche in greco, in inglese. Durante il suo governo è
cresciuto notevolmente il numero dei tempi e dei fedeli, furono aperte
istituzioni scolastiche ortodosse. Una speciale attenzione il santo rivolgeva
alla traduzione dei testi sacri in inglese: era del parere che l'inglese
doveva diventare la fondamentale lingua della liturgia nella Chiesa ortodossa
in America.
Tornato nel 1907 in Russia, era vescovo a Iaroslav, dopo a Vilnius. Nel
1917 per la prima volta nello stesso tempo alcune diocesi della Chiesa
russa hanno avuto le loro elezioni episcopali. Molti gerarchi e laici
dubitavano se il popolo russo, preso dalla pazzia della rivoluzione, era
capace di prendere giuste decisioni. Pero tutti i vescovi eletti in quel
tempo furono degni del loro compito. Uno di essi era Ticone, divenuto
metropolita di Mosca.
Nel gennaio del 1918 il patriarca Ticone e il Concilio locale si sono
rivolti al popolo con una lettera, nella quale protestavano contro la
diffusione della violenza: "Ogni giorno ci arrivano le notizie delle terribili
e animalesche percosse di persone assolutamente innocenti. Tornate in
voi, pazzi, smettete di compiere le vostre rappresaglie sanguinanti".
In chi vedeva il patriarca i principali colpevoli della violenza parla
la sua lettera al Consiglio dei Commisari Popolari del 13 (26) ottobre
del 1918: "Adesso a voi, che usate il potere per perseguitare il prossimo,
per uccidere l'innocente, rivolgiamo la nostra parola di esortazione:
festeggiate il primo anniversario del vostro stare al potere con la liberazione
dei prigionieri, con il termine dello spargimento di sangue, della violenza,
delle depravazioni, della persecuzione della fede; convertitevi non verso
la distruzione, bensì verso la costruzione dell'ordine e legalità;
date al popolo il meritato e desiderato riposo dalla lotta fratricida.
Altrimenti vi si chiederà conto di ogni goccia di sangue da voi
sparsa (Lc 11,51) e dalla spada morirete voi che tirate fuori la spada
(Mt 26,52)".
Il decreto del governo sovietico su "La separazione della chiesa dallo
stato e della scuola dalla chiesa" (20 gennaio 1918) ha privato la Chiesa
di tutto il suo patrimonio e del diritto ad esso. Gli edifici e gli oggetti
per le celebrazioni liturgiche soltanto "si davano in prestito per utilizzo
gratuito" alle organizzazioni religiose, sulla decisione delle autorità
locali e, per aggiunta, venivano tassati, con imposte previste per imprenditori
privati. Si concludeva l'insegnamento delle discipline religiose in tutte
le istituzioni scolastiche. Col tempo le limitazioni diventavano sempre
di più. A parte una persecuzione organizzata, i servitori della
Chiesa erano vittime di violenza spontanea, favoreggiata e provocata dalla
nuove autorità: gente di ogni tipo, "autorizzata" con i mandati
commisari e anche senza essi, torturava i preti, esigendo da loro di "ridare
al popolo" i beni della Chiesa, li torturavano fino alla morte, fucilavano
senza giudizio, distruggevano del tutto interi monasteri. Nonostante tutto
questo il patriarca Ticone ha preso la decisione: il clero in nessuna
forma doveva partecipare alla lotta politica, trasformatasi nel fratricidio.
Per questo si è rifiutato di dare la sua benedizionie non soltanto
al movimento bianco in totale, bensì anche ai suoi singoli rappresentanti,
che conosceva personalmente come gente onorata.
Nel 1921 la Russia centrale, specialmente le regioni del Volga, furono
presi da una fame terribile. Nel 1922 la gente moriva in centinaia di
migliaia. La Chiesa subito ha cominciato a radunare i mezzi per gli affamati.
Il patriarca ha mandato le lettere nelle parrocchie, benedicendo la consegna
sul fondo per l'aiuto dei beni della chiesa e di oggetti di valore, escludendo
vasi sacri, necessari per le celebrazioni liturgiche. Però le autorità
hanno deciso di utilizzare la calamità nazionale per finire con
la Chiesa. L'hanno accusata di nascondere oggetti di valore e di rifiutare
di dare aiuto agli affamati. È iniziato un vero saccheggio dei
templi: rubavano tutto ciò che aveva qualsiasi valore, anche i
vasi sacri. Quelli che si mettevano contro la prepotenza venivano arrestati,
molti fucilati. Nell'elenco dei martirizzati si è trovato uno dei
più alti gerarchi della Chiesa russa, amato dai fedeli, metropolita
di Pietroburgo Bieniamin. Nel maggio del 1922 agli arresti domiciliari
fu messo il patriarca Ticone.
Dopo alcuni giorni, il patriarca ebbe visita da tre sacerdoti. Avendo
saputo che gli arresti potevano essere molto lunghi e portare a chi sa
che cosa, il patriarca gli ha dato il permesso di gestire temporalmente
la cancelleria patriarcale. I tre preti, avendo utilizzato questo permesso,
si sono dichiarati Governo Supremo della Chiesa. È iniziato il
periodo del cosidetto scisma rinnovatore, in quanto i suoi iniziatori
dichiaravano la "rinnovazione" della vita della Chiesa e la sua liberazione
dalle conseguenze dei legami con l'imperialismo.
All'inizio molti preti e laici hanno creduto che i rinnovatori veramento
volevano continuare l'opera del Concilio degli anni 1917-1918. Però
tra questi ultimi sono venuti al potere quelli che erano presi dal demonio
di fare la carriera. Nell'aprile - maggio del 1923 hanno convocato il
suo "concilio" durante il quale hanno preso decisioni a favore e sostegno
del sistema sovietico socialista, hanno condannato quei preti che si sono
dichiarati come "controrivoluzionari" e hanno privato il patriarca Ticone
del suo ordine sacerdotale. Il "concilio" ha accettato anche una serie
di statuti ecclesiastici che hanno accesso una esplosione di scandali
tra i fedeli; gli stessi rinnovatori hanno dovuto abrogare molte di queste
innovazioni.
Il patriarca Ticone categoricamente ha rifiutato accettare le decisioni
del "concilio" reformatore. Però per uscire dalla prigione e ripristinare
il governo canonico della Chiesa, san Ticone ha sacrificato la sua fama
di martire: "Che muoia il mio nome nella storia, però che la Chiesa
sia aiutata da questo". E il patriarca ha sottoscritto la "lettera penitenziaria"
nella quale dichiarava che non era nemico del potere sovietico.
Dopo la scarcerazione, il patriarca ha confermato l'illegalità
delle pretese dei rinnovatori. E i separatisti di ieri - vescovi e preti
- sono ritornati nella Chiesa patriarcale. Il patriarca celebrava le liturgie
nei templi di Mosca, e durante le sue celebrazioni gli ex scismatici si
presentavano con la parola di penitenza davanti al popolo di Dio.
Ogni giorno il patriarca Ticho riceveva decine di persone da ogni parte
della Russia, e per le celebrazioni fatte da lui venivano così
tanti, che non c'entravano nelle chiese.
Il lavoro intenso, i continui intrighi dei nemici della Chiesa (ci fu
addirittura l'attentato al patriarca durante il quale è morto un
ragazzo che lo aiutava nella sua cella, il novizio Iakov Polozov) hanno
rovinato la salute del Santo.
Nel gennaio del 1925 il patriarca Ticone si ammalò gravemente.
Verso la primavera, sembrava che lo stato della sua salute migliorava,
già usciva per le messe nelle chiese esterne. Però il 25
marzo (7 aprile) alla festa dell'Annunciazione, stando nell'ospedale,
il patriarca si sent' peggio. Un quarto alla mezznotte, avendo saputo
che ore erano ha sospirato: "Presto verrà la notte, scura e lunga".
Dopo aver fatto il duplice segno della croce, il santo ha alzato la mano
per farlo la terza volta, e il suo cammino sulla terra è finito.
Si sospettava che lo avessero avvelenato. Sulla Chiesa russa è
scesa la notte, scura e lunga.
Il ricordo del san Ticone la Chiesa celebra il 15 marzo (7 aprile) nel
giorno della sua morte. Il patriarca Ticone (Bielavin) fu annoverato nelle
schiere dei santi nel 1989. |