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A
metà del XIX secolo la città Kronshtadt, situato su un'isola
del Mar Baltico, era posto di deportazioni per quelli che per ragioni
diverse fu cacciato dalla capitale - S. Pietroburgo: poveri, briganti,
senzatetto. Vivevano nei grigi sotani e sporchi stamberghe, occupandosi
del chiedere elemosina, della briganteria e delle rapine. I poveri lavoratori
che vivevano accanto a tutta questa gentaglia, doveva accettare quel posto
pieno di sporchi vizi, che aveva conseguenze pesanti soprattutto sui figli.
La lotta con questa situazione precaria ha iniziato un giovane prete p.
Giovanni (per il mondo Ivan Il'ic' Serghiev), nel 1855 mandato alla catedrale
di Kronshtadt dedicata ad Apostolo Andrea.
P. Giovanni è nato nel 1829 da una famiglia molto povera di un
sagrestano di campagna, sapeva dunque bene cosa voleva dire povertà
e fame. Però in quel tempo il vivere quotidiano di una famiglia
patriarcale di campagna era sacrificato ancora di un ordine interiore
dato dalla Chiesa con i suoi riti liturgici. I costumi della vita ecclesiale
si formavano lentamente e durante molti secoli penetravano totalmente
la vita dei popoli ortodossi. Le liturgie, i riti e i sacramenti accompagnavano
tutti i più importanti avvenimenti del cammino dell'uomo su questa
terra e portavano con sè quelle emozioni che vestivano la vita
quotidiana di una profondità sopraterrestre, di una luminosità
e armonia.
I cambiamenti delle condizioni di vita nella Russia del XVIII e anzitutto
del XIX secolo hanno distrutto la situazione precedente. Le enormi masse
di gente sono uscite dall'ordine naturale al quale si sono abituate, e
come conseguenza, molti hanno perso la fede. La loro vita quotidiana si
è trasformata in giorni grigi, da una domenica all'altra. Se la
vita era nella povertà, le accompagnavano inevitabilmente anche
malizia e vizio.
P. Giovanni ha visto il suo compito nel fatto di aiutare a cambiare la
vita proprio a quella persona cattiva e svuotata. Durante lo studio nel
seminario e nell'Accademia Spirituale sognava di diventare missionario
e partire per la Cina; però più cresceva, meglio capiva
che la Russia esigeva da lui azioni missionarie ad un livello altissimo.
A Kronshtadt, p. Giovanni ha cominciato da quello che andava in giro tra
catapecchie e parlava con i bambini. Anche gli adulti si avvicinavano
da lui. Il sacerdote cercava di cambiare il rapporto della gente verso
Dio e verso loro stessi. Li aiutava non soltanto con il consiglio, a volte
lasciava agli abitanti dei sotani anche il suo piccolo stipendio, a volte
anche le scarpe, e tornava a casa scalzo. Quando ha cominciato a insegnare
la religione nel ginnasio della città, davano lo stipendio alla
sua moglie, sapendo che il prete lo avrebbe distribuito ai poveri. Il
suo strano comportamento suscitava scontentezza alle autorità,
continuamente molestate dalle richieste di p. Giovanni a favore dei poveri.
Dicevano che sovverte l'autorità dell'ordine sacerdotale, che stimola
la povertà; lo deridevano, lo chiamavano pazzo. "E che mi importa
a me, che mi chiamino anche pazzo" - rispondeva p. Giovanni. Sapeva verso
che cosa andava. I ricordi della gente che è tornata alla fede
grazie a lui, spesso finiscono con una frase del genere: "Da quel momento
sono diventato uomo...", "...di nuovo ero persona".
P. Giovanni capiva che non basta svegliare il desiderio di "diventare
uomo", tale desiderio non sempre resiste davanti allo scontro con insuperabili
difficoltà esterne. Per questo col tempo, quando già è
diventato abbastanza famoso e gli hanno cominciato a mandare da ogni parte
delle offerte per scopi di carità, p. Giovanni pensava di creare
un centro di lavoro e cultura, nel quale potrebbero iniziare un lavoro
normale e una vita normale gli abitanti dei "bassifondi" di Kronshtadt.
Nel 1881 tale centro -"Casa-centro del lavoro" - era già terminato.
Però presto l'edificio fu distrutto da un incendio.
Avendo saputo della disgrazia successa a Kronshtadt, i fedeli da ogni
parte della Russia aiutarono p. Giovanni con le offerte. Grazie a queste,
nel 1882 la Casa-centro fu ricostruita. Di conseguenza si è trasformato
un intero paese. La loro base formavano delle botteghe, nelle quali hanno
trovato lavoro migliaia di persone. Furono aperte scuole professionali
per i ragazzi, le scuole di primo grado, le biblioteche, una villa di
riposo fuori cittàper i bambini, un asilo per gli orfani, per i
vecchi. Con le offerte dei benefattori furono fondati alcuni monasteri,
venivano costruite le chiese - così grande era la popolarietà
di P. Giovanni.
La sua notorietà però non era soltanto frutto del disinteresse
e beneficenza. Si è reso famoso anche come grande uomo di preghiera
e operatore di miracoli. Migliaia di persone si confessavano con lui.
P. Giovanni non poteva fisicamente ascoltare tutti. Allora era obbligato
a fare il non abituale rito della confessione generale: dopo le preghiere
previste diceva la predica chiamando i peccati e invitando i penitenti
alla conversione e penitenza in quelli che hanno visto e riconosciuto
la loro colpa davanti a Dio e uomini. Alcuni si pentivano a voce alta,
molti non potevano contenere le lacrime.
Anche la celebrazione fatta da p. Giovanni non era la solita: ai testi
liturgici aggiungeva, al modo della Chiesa antica, preghiere personali
che sorprendentemente corrispondevano allo spirito della tradizionale
celebrazione in Chiesa. Giovanni pregava con calore, vivendo profondamente
il senso delle parole pronunziate da lui. Dappertutto dove appariva, le
masse di persone lo assalivano, aspettando un aiuto spirituale oppure
salvezza dalla disgrazia. Sono noti centinaia di casi, quando grazie alle
preghiere del Santo avevano luogo miracolose guarigioni. Si diffondevano
dappertutto i racconti sulla insolita capacità di penetrare nei
pensieri e sul dono di veggenza che aveva p. Giovanni.
Ecco come descriveva la sua guarigione avvenuta dopo la preghiera del
P. Giovanni un ufficiale della marina, A.V. Nikitin, caduto nell'infanzia
in una malattia grave: "La mia condizione era senza speranze. Il polso
quasi non batteva più... P. Giovanni è entrato nella nostra
tenda, si è avvicinato al mio letto e ha detto: Andrea! Io tutto
quel tempo ero senza coscienza, però in quel preciso momento mi
sono svegliato, avendo riconosciuto il nostro sacerdote e ho sorriso a
lui. P. Giovanni si è messo in ginocchio davanti al letto e ha
detto: Preghiamo! Tutti attorno si sono messi in ginocchio. P. Giovanni
pregava insistentemente e io ripetevo dietro a lui le preghiere. Dopo
P. Giovanni mi ha benedetto e ha detto dopo a mia madre: Ce la farà.
Da quella notte ho cominciato a guarire in fretta, e presto ero pienamente
sano".
Succedeva pero' che l'aspettato miracolo non aveniva. Succedeva anche
che la gente che sfruttava la fiducia del p. Giovanni era immischiata
in azioni vergognose. Questo suscitava delusione da alcuni suoi adoratori,
e nell'ambiente ateista calunnie e derisioni. Però contro le esagerate
speranze e cieca fede si metteva anche p. Giovanni. Ricordava che nessuno
degli uomini può essere senza peccato, inclusi i preti. "Però
il Signore ci ha fatti non come i santi angeli, ha fatto come vostri mediatori
e servi dei sacramenti celeste gente uguale a voi, sottomessa come voi
alle debolezze e ai peccati, e per questo condiscentendi verso le vostre
debolezze e i vostri errori".
P. Giovanni considerava il sacramento dell'eucarestia come il centro e
il senso della vita ecclesiale. Celebrava la liturgia divina ogni giorno
e si comunicava quotidianamente. Con questo spiegava datagli forza di
preghiera. Le guarigioni che seguivano la sua preghiera erano per lui
un argomento a favore della frequente e cosciente partecipazione dei laici
al sacramento dell'eucarestia, fatto che in quel tempo non era per niente
abituale. Negli ultimi anni della vita di p. Giovanni di Kronshtadt (è
morto nel 1908) sono successi quei grandi sconvolgimenti che hanno di
conseguenza distrutto la Russia imperiale. Giovanni con dolore scriveva
come svaniscono in niente tutti valori spirituali e famigliari di prima,
come essi vengono sostituiti da altri valori più meschini e volgari.
Il tono delle sue pubblicazioni era a volte molto tagliente riguardo a
quelli che considerava distruttori della società. Giovanni convinceva
con insistenza che la distruzione della Chiesa e dei valori cristiani,
che accompagnava la rivoluzione, storpia le anime, le condanna alla schiavitù
del male e della morte e, come risultato, porta la storia umana verso
un fine terribile. La semplice gente considerava p. Giovanni come santo
già durante la sua vita, però la sua canonizzazione ufficiale
ha avuto luogo nel 1989. Il ricordo di s. Giovanni di Kronshtadt, operatore
dei prodigi, cade il 20 dicembre (2 gennaio), nel giorno della morte del
giusto. |