Arcimandrita Zinon. San Simeone il Nuovo Teologo. XX s.

Venerato Serafino di Sarov
San Serafino di Sarov È successo verso la fine del XVIII secolo. Gli abitanti delle vicitudini del monastero di Sarov sapevano che dall'ieromonaco Serafino, nella sua appartata cella, che si trovava a cinque miglia dalla certosa, venivano molti visitatori. Nei pressi giravano voci di ricche offerte, che - sembrava - il monaco accettava dai pellegrini. I tre campesini hanno deciso di rapinarlo. Si sono appostati al padre Serafino nel bosco, quando spaccava la legna. Anche se l'asceta era molto forte fisicamente e aveva un'ascia nelle mani, non si difendeva: "Fate quello che volete". Uno dei saccheggiatori lo ha colpito alla testa con la parte ottusa della scure - dalla sua bocca e orrecchie è uscito il sangue. Hanno trascinato il monaco nella sua cella, colpendolo gravemente. Dopo aver legano p. Serafino, i rapinatori hanno sacchieggiato la sua cassetta, nella quale, dopo una ricercata perquisizione hanno scoperto... un'icona e alcune patate. I briganti furono presi dalla paura e sono scappati via. Essendo venuto in sè, p. Serafino con difficoltà si è liberato dai lacci e verso la mattina, coperto di ferite e sanguinante, è arrivato al monastero. Aveva il cranio rotto e le costole frantumate. I medici erano sorpresi, che con tali lessioni era ancora vivo. Soltanto dopo cinque mesi il venerato Serafino è potuto tornare nella sua cella - appartata dalle altre, però fino alla fine della vita camminava curvo, appoggiandosi sul bastone.
Quelli che hanno rapinato p. Serafino furono presi presto, e li volevano consegnare al giudice. Lo stesso Serafino ha salvato i suoi agreditori dichiarando, che se i campesini saranno castigati, se ne andrà per sempre da Sarov. I banditi furono perdonati. Però presto li ha castigati la sferza di altra provenienza - un incendio improvviso ha distrutto le loro case. È noto che si sono pentiti, e già come pelegrini venivano dal venerato Serafino.
Però lui accoglieva soltanto quelli che avevano un forte bisogno nel suo aiuto spirituale. Dagli altri visitatori, dice la tradizione, il Venerato fuggiva - davvero - scappava per la finestra. Fino ad oggi molti laici non capiscono che la vita monastica presuppone l'approfondimento nella preghiera e non è buono aggravare senza tatto le difficoltà della vita eroica dei monaci, portando la vanità mondana senza un motivo grave.
Il venerato Serafino ha vissuto 16 anni neil luoghi appartati, osservando un digiuno severo e nelle preghiere. Tre anni dei 16 ha destinato all'azione eroica del silenzio assoluto, pregando per la propria anima senza sosta. Seguendo gli antichi eroi di fede, nel segreto davanti ai fratelli, pregava giorno e notte per 1000 giorni, stando in piedi su di una pietra, facendo brevi pause soltanto per ricevere un pò di cibo e dormire un poco. Quelli che visitavano il Venerato nei suoi luoghi deserti potevano vedere a volte, come lo starez nutriva dalla mano un enorme orso, dando alla fiera una parte del suo misero pasto.
L'appartamento del p. Serafino è finita nel 1810, quando aveva 51 anni: per i motivi di salute è dovuto traslocarsi nel monastero. Lì ha passato 17 anni nella clausura - non uscendo dalla cella, nella preghiera continua. I primi cinque anni non lo vedeva nessuno, neanche il novizio che li portava il cibo. Successivamente p. Serafino cominciava a sciogliere la severa clausura, si faceva vedere ai visitatori, però per gli altri cinque anni nessuno ha sentito da lui una parola. Soltanto dopo di questo ha cominciato a ricevere i pelegrini che venivano da lui per chiedere consiglio e insegnamento. Ad uni spiegava le verità della fede, agli altri aiutava di acquistare le forze per cambiare la vita, ai terzi avvertiva dei pericoli che li si presentavano nella vita spirituale e quella corporale; guariva i malati. Ogni visitatore veniva accolto dalle parole: "Mia gioia, carissimo...". Così mostrava all'interlocutore il rivelatosi a lui senso della comunione spirituale: gioia in Dio e nell'uomo in mezzo alle cattiverie del mondo.
Negli ultimi anni della sua vita il Venerato si preoccupava molto della fondazione della comunità per le vergini a Divieiev, a 12 kilometri da Sarov. In questa comunità entravano ancitutto le fanciulle orfane. La cura con la quale p. Serafino le accoglieva era non una volta motivo di calunnie, diffamazioni e offese, così bene conosciute in ogni biografia di ogni santo. Le ragazze di Divieiev non erano monache, però conducevano un severo modo di vita monastica. Dopo la morte del Venerato, la comunità di Divieiev si è trasformata nel monastero feminile di Serafim-Divieiev. Secondo la tradizione, durante la vita del venerato Serafino, molte volte gli è apparsa la Madre di Dio, incaricandogli la cura per le orfane di Divieiev.
Il crescimento del numero dei visitatori (durante le feste venivano anche cinque mila persone) ha costretto il santo di portare la maggior parte delle sue giornate nel deserto, a due kilometri dal monastero, soltanto per la notte tornava nel convento. Il 2 gennaio del 1833 i monaci, entrati al mattino nella cella di s. Serafino, lo hanno trovato in ginocchia davanti ad un picolo analoj - un piccolo ambone, sul quale era posto il libro delle preghiere e l'icona della Vergine Maria. La testa del Santo era appoggiata sulle mani, sembrava che dormisse. Il grande starez se ne andò nella casa del Padre durante la preghiera. Il corpo del Santo fu sepolto accanto alla catedrale, a destra del santuario.
P. Serafino non ha lasciato scritti personali, però i suoi insegnamenti sono rimasti fino ai nostri giorni grazie agli interlocutori del santo. Uno dei loro era un famoso cristiano, guarito dopo la preghiera di venerato Serafino da una malattia inguaribile, Nicola Aleksandrovic' Motovilov. Un colloquio del santo con lui, nelle parole sorprendentemente semplici mostra lo scopo della vita cristiana. Questo scopo, secondo p. Serafino, "si trova nell'accumulazione dello Spirito Santo". Nessuna opera buona, nessuna azione eroica, nessuna preghiera o elemosina in sè potranno portare l'uomo a questa sua meta. Creando uomo, Dio gli alitò quello che è sostanziale soltanto a Dio - la forza dell'immortalità. Avendo peccato contro Dio, l'uomo ha perso questo dono. Gesù Cristo con la sua azione salvifica ha ripristinato questo dono nella nostra umanità caduta. Il bene fatto per l'amore del bene può non portare vantaggio all'uomo, peggio ancora il bene fatto per comodità oppure vanagloria. Però al bene che uno fa per amore a Cristo, al bene che risveglia e rafforza la fede in Lui, Dio risponde senza indugiare, riempiendo l'uomo con la grazia dello Spirito Santo, che lo unisce con la vita eterna.
Dopo la preghiera del Venerato, Motovilov ha sperimentato alla sua presenza la comunione alla vita eterna, che Cristo ha promesso ai suoi discepoli - "Vi dò la mia pace" (Gv 14,27).
"-... e che, carissimo, non mi guardi negli occhi? Guardami direttamente negli occhi e non avere paura - il Signore è con noi!".
Ho guardato dopo queste sue parole nel suo volto, e mi ha preso una paura più grande ancora, una paura piena di venerazione. Immaginatevi il volto dell'uomo che parla con voi in mezzo del sole, nel più chiaro splendore dei suoi raggi del mezzogiorno. Vedete il movimento delle sue labbra, l'espressione che si cambia dei suoi occhi, sentite la sua voce, sentite che qualcuno vi tiene con le mani per la spalla, però non vedete nè queste mani, nè la sua figura, e soltanto la luce acceccante, che rifulge in lontano, per molti kilometri attorno, e risplende di chiaro candore e splendore bianco, e copre il prato e la neve, che cade su me e sul vecchio starez...".
Nel 1902 una commisione, fondata dal Sinodo Santo, ha confermato più di 100 casi di guarigione ricevuta al sepolcro del Venerato. Il 26 gennaio del 1903, il venerato Serafino di Sarov, con decisione del Sinodo Santo fu annumerato alla schiera dei santi della Chiesa ortodossa russa. Il 19 luglio, nel giorno di nascita del santo, alla presenza della famiglia imperiale, fu aperto il suo sepolcro.
S. Serafino ha previsto questo avvenimento. Molto prima della morte ha detto a questo proposito: "Qui da noi, a Sarov, quanta gioia ci sarà! Nel mezzo di estate canteranno la Pasqua!". Ha profetizzato anche altro: "Però questa gioia sarà per molto poco tempo; che sarà dopo... un dolore che non c'e mai stato dalla creazione del mondo! Gli angeli non faranno in tempo per accogliere le anime". Dicendo questo lo starez piangeva.
Durante il governo sovietico il monastero di Sarov fu chiuso, le reliquie del Venerato scomparvero. Li nascondevano per alcune decine di anni nei sotterranei del museo di ateismo a Leningrad. Il secondo ritrovamento e consegna delle reliquie alla Chiesa ha avuto luogo l'11 gennaio del 1991 a San Pietroburgo. Il 7 febbraio esse furono sollenemente portate a Mosca e il 23 luglio - durante la processione, al monastero di Trinità, a Serafim-Divieiev. Le reliquie del santo furono poste a Divieiev, come lui stesso aveva predetto. Questo perchè sul posto del distrutto monastero di Sarov fu aperto un centro nucleare, chiuso per tutti. Il ricordo di s. Serafino di Sarov la Chiesa celebra il 2 (15) di gennaio e il 19 luglio (1 agosto).








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