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È successo verso la fine del XVIII secolo. Gli abitanti delle vicitudini
del monastero di Sarov sapevano che dall'ieromonaco Serafino, nella sua
appartata cella, che si trovava a cinque miglia dalla certosa, venivano
molti visitatori. Nei pressi giravano voci di ricche offerte, che - sembrava
- il monaco accettava dai pellegrini. I tre campesini hanno deciso di
rapinarlo. Si sono appostati al padre Serafino nel bosco, quando spaccava
la legna. Anche se l'asceta era molto forte fisicamente e aveva un'ascia
nelle mani, non si difendeva: "Fate quello che volete". Uno dei saccheggiatori
lo ha colpito alla testa con la parte ottusa della scure - dalla sua bocca
e orrecchie è uscito il sangue. Hanno trascinato il monaco nella
sua cella, colpendolo gravemente. Dopo aver legano p. Serafino, i rapinatori
hanno sacchieggiato la sua cassetta, nella quale, dopo una ricercata perquisizione
hanno scoperto... un'icona e alcune patate. I briganti furono presi dalla
paura e sono scappati via. Essendo venuto in sè, p. Serafino con
difficoltà si è liberato dai lacci e verso la mattina, coperto
di ferite e sanguinante, è arrivato al monastero. Aveva il cranio
rotto e le costole frantumate. I medici erano sorpresi, che con tali lessioni
era ancora vivo. Soltanto dopo cinque mesi il venerato Serafino è
potuto tornare nella sua cella - appartata dalle altre, però fino
alla fine della vita camminava curvo, appoggiandosi sul bastone.
Quelli che hanno rapinato p. Serafino furono presi presto, e li volevano
consegnare al giudice. Lo stesso Serafino ha salvato i suoi agreditori
dichiarando, che se i campesini saranno castigati, se ne andrà
per sempre da Sarov. I banditi furono perdonati. Però presto li
ha castigati la sferza di altra provenienza - un incendio improvviso ha
distrutto le loro case. È noto che si sono pentiti, e già
come pelegrini venivano dal venerato Serafino.
Però lui accoglieva soltanto quelli che avevano un forte bisogno
nel suo aiuto spirituale. Dagli altri visitatori, dice la tradizione,
il Venerato fuggiva - davvero - scappava per la finestra. Fino ad oggi
molti laici non capiscono che la vita monastica presuppone l'approfondimento
nella preghiera e non è buono aggravare senza tatto le difficoltà
della vita eroica dei monaci, portando la vanità mondana senza
un motivo grave.
Il venerato Serafino ha vissuto 16 anni neil luoghi appartati, osservando
un digiuno severo e nelle preghiere. Tre anni dei 16 ha destinato all'azione
eroica del silenzio assoluto, pregando per la propria anima senza sosta.
Seguendo gli antichi eroi di fede, nel segreto davanti ai fratelli, pregava
giorno e notte per 1000 giorni, stando in piedi su di una pietra, facendo
brevi pause soltanto per ricevere un pò di cibo e dormire un poco.
Quelli che visitavano il Venerato nei suoi luoghi deserti potevano vedere
a volte, come lo starez nutriva dalla mano un enorme orso, dando alla
fiera una parte del suo misero pasto.
L'appartamento del p. Serafino è finita nel 1810, quando aveva
51 anni: per i motivi di salute è dovuto traslocarsi nel monastero.
Lì ha passato 17 anni nella clausura - non uscendo dalla cella,
nella preghiera continua. I primi cinque anni non lo vedeva nessuno, neanche
il novizio che li portava il cibo. Successivamente p. Serafino cominciava
a sciogliere la severa clausura, si faceva vedere ai visitatori, però
per gli altri cinque anni nessuno ha sentito da lui una parola. Soltanto
dopo di questo ha cominciato a ricevere i pelegrini che venivano da lui
per chiedere consiglio e insegnamento. Ad uni spiegava le verità
della fede, agli altri aiutava di acquistare le forze per cambiare la
vita, ai terzi avvertiva dei pericoli che li si presentavano nella vita
spirituale e quella corporale; guariva i malati. Ogni visitatore veniva
accolto dalle parole: "Mia gioia, carissimo...". Così mostrava
all'interlocutore il rivelatosi a lui senso della comunione spirituale:
gioia in Dio e nell'uomo in mezzo alle cattiverie del mondo.
Negli ultimi anni della sua vita il Venerato si preoccupava molto della
fondazione della comunità per le vergini a Divieiev, a 12 kilometri
da Sarov. In questa comunità entravano ancitutto le fanciulle orfane.
La cura con la quale p. Serafino le accoglieva era non una volta motivo
di calunnie, diffamazioni e offese, così bene conosciute in ogni
biografia di ogni santo. Le ragazze di Divieiev non erano monache, però
conducevano un severo modo di vita monastica. Dopo la morte del Venerato,
la comunità di Divieiev si è trasformata nel monastero feminile
di Serafim-Divieiev. Secondo la tradizione, durante la vita del venerato
Serafino, molte volte gli è apparsa la Madre di Dio, incaricandogli
la cura per le orfane di Divieiev.
Il crescimento del numero dei visitatori (durante le feste venivano anche
cinque mila persone) ha costretto il santo di portare la maggior parte
delle sue giornate nel deserto, a due kilometri dal monastero, soltanto
per la notte tornava nel convento. Il 2 gennaio del 1833 i monaci, entrati
al mattino nella cella di s. Serafino, lo hanno trovato in ginocchia davanti
ad un picolo analoj - un piccolo ambone, sul quale era posto il
libro delle preghiere e l'icona della Vergine Maria. La testa del Santo
era appoggiata sulle mani, sembrava che dormisse. Il grande starez se
ne andò nella casa del Padre durante la preghiera. Il corpo del
Santo fu sepolto accanto alla catedrale, a destra del santuario.
P. Serafino non ha lasciato scritti personali, però i suoi insegnamenti
sono rimasti fino ai nostri giorni grazie agli interlocutori del santo.
Uno dei loro era un famoso cristiano, guarito dopo la preghiera di venerato
Serafino da una malattia inguaribile, Nicola Aleksandrovic' Motovilov.
Un colloquio del santo con lui, nelle parole sorprendentemente semplici
mostra lo scopo della vita cristiana. Questo scopo, secondo p. Serafino,
"si trova nell'accumulazione dello Spirito Santo". Nessuna opera buona,
nessuna azione eroica, nessuna preghiera o elemosina in sè potranno
portare l'uomo a questa sua meta. Creando uomo, Dio gli alitò quello
che è sostanziale soltanto a Dio - la forza dell'immortalità.
Avendo peccato contro Dio, l'uomo ha perso questo dono. Gesù Cristo
con la sua azione salvifica ha ripristinato questo dono nella nostra umanità
caduta. Il bene fatto per l'amore del bene può non portare vantaggio
all'uomo, peggio ancora il bene fatto per comodità oppure vanagloria.
Però al bene che uno fa per amore a Cristo, al bene che risveglia
e rafforza la fede in Lui, Dio risponde senza indugiare, riempiendo l'uomo
con la grazia dello Spirito Santo, che lo unisce con la vita eterna.
Dopo la preghiera del Venerato, Motovilov ha sperimentato alla sua presenza
la comunione alla vita eterna, che Cristo ha promesso ai suoi discepoli
- "Vi dò la mia pace" (Gv 14,27). "-... e che, carissimo,
non mi guardi negli occhi? Guardami direttamente negli occhi e non avere
paura - il Signore è con noi!".
Ho guardato dopo queste sue parole nel suo volto, e mi ha preso una paura
più grande ancora, una paura piena di venerazione. Immaginatevi
il volto dell'uomo che parla con voi in mezzo del sole, nel più
chiaro splendore dei suoi raggi del mezzogiorno. Vedete il movimento delle
sue labbra, l'espressione che si cambia dei suoi occhi, sentite la sua
voce, sentite che qualcuno vi tiene con le mani per la spalla, però
non vedete nè queste mani, nè la sua figura, e soltanto
la luce acceccante, che rifulge in lontano, per molti kilometri attorno,
e risplende di chiaro candore e splendore bianco, e copre il prato e la
neve, che cade su me e sul vecchio starez...".
Nel 1902 una commisione, fondata dal Sinodo Santo, ha confermato più
di 100 casi di guarigione ricevuta al sepolcro del Venerato. Il 26 gennaio
del 1903, il venerato Serafino di Sarov, con decisione del Sinodo Santo
fu annumerato alla schiera dei santi della Chiesa ortodossa russa. Il
19 luglio, nel giorno di nascita del santo, alla presenza della famiglia
imperiale, fu aperto il suo sepolcro.
S. Serafino ha previsto questo avvenimento. Molto prima della morte ha
detto a questo proposito: "Qui da noi, a Sarov, quanta gioia ci sarà!
Nel mezzo di estate canteranno la Pasqua!". Ha profetizzato anche altro:
"Però questa gioia sarà per molto poco tempo; che sarà
dopo... un dolore che non c'e mai stato dalla creazione del mondo! Gli
angeli non faranno in tempo per accogliere le anime". Dicendo questo lo
starez piangeva.
Durante il governo sovietico il monastero di Sarov fu chiuso, le reliquie
del Venerato scomparvero. Li nascondevano per alcune decine di anni nei
sotterranei del museo di ateismo a Leningrad. Il secondo ritrovamento
e consegna delle reliquie alla Chiesa ha avuto luogo l'11 gennaio del
1991 a San Pietroburgo. Il 7 febbraio esse furono sollenemente portate
a Mosca e il 23 luglio - durante la processione, al monastero di Trinità,
a Serafim-Divieiev. Le reliquie del santo furono poste a Divieiev, come
lui stesso aveva predetto. Questo perchè sul posto del distrutto
monastero di Sarov fu aperto un centro nucleare, chiuso per tutti. Il
ricordo di s. Serafino di Sarov la Chiesa celebra il 2 (15) di gennaio
e il 19 luglio (1 agosto). |