|
Al giovane Bartolomeo, secondo di tre figli di Cirillo, un boiardo di Rostov,
non andava bene lo studio. I maestri lo rimproveravano, gli amici lo stuzzicavano.
Un giorno, cercando per campi i puledri che si sono sparsi, Bartolomeo
ha incontrato uno sconosciuto starez - prete. Lo starez, avendo conosciuto
come il fanciullo è rattristato per gli insuccessi nello studio,
lo ha consolato e gli ha dato a mangiare un pezzetino della prosfora -
pane benedetto, usato durante la comunione. Il prete accompagnò
Bartolomeo a casa, è rimasto per il pranzo, e prima di mangiare
ha ordinato al fanciullo di leggere a voce alta i Salmi. Bartolomeo, spaventato,
si è rifiutato all'inizio - lui non sapeva leggere bene - però
lo starez insisteva. E all'improvviso il bambino ha visto, come le lettere
componevano delle parole sensate, e ha iniziato a pronunziarli correttemente.
Congedandosi dai genitori del bambino, Cirillo e Maria, lo starez ha detto:
"Il vostro figlio sarà grande davanti a Dio!". Nessuno, dopo, ha
mai incontrato questo prete... Così racconta la biografia di s.
Sergio di Radonež, Bartolomeo per il mondo, di uno dei primi miracoli,
successi nella sua vita.
Da Rostov, spaccato dalle discordie interiori, la famiglia di Bartolomeo
è scappata a Radonež. Essendo cresciuto, Bartolomeo ha cominciato
a sognare di diventare monaco. Però non poteva lasciare i genitori
senza sostegno - i suoi due fratelli hanno lasciato da molto la famiglia.
Soltanto dopo la morte dei genitori nel 1337, lui e il suo fratello Stefano,
già monaco, si sono appartati nei boschi selvaggi. Hanno deciso
di sarcificare della loro vita alla vita solitaria ascetica. Non avendo
sopportato le difficoltà della vita nei boschi impenetrabili, Stefano
è ritornato a Mosca, nel monastero, invece il 23enne Bartolomeo
fu accolto ai monaci con il rito della tonsura fatto da un certo igumeno
Mitrofan, nel 1342, ed ha preso il nome di Sergio.
In poco tempo si è sparsa dappertutto la fama di azioni eroiche
di un giovane frate asceta che viveva nel bosco con le fiere e addirittura
nutriva dalla mano l'orso. I pellegrini hanno cominciato a venire da lui
per ricevere un consiglio oppure aiuto. Alcuni si decidevano di diventare
frate, costruivano attorno delle celle-tende e cominciavano a vivere in
esse. Anche s. Sergio li aiutava nella costruzione, spaccava la legna,
preparava il cibo per i fratelli. Poco a poco si formava la comunità
monacale, i membri della quale hanno convinto s. Sergio di diventare loro
superiore. Nel 1354 il vescovo di Volyn' Epifanio ha ordinato Sergio come
sacerdote.
Il monastero di venerato Sergio, dedicato alla Santissima Trinità,
per molto tempo era così povero, che addirittura i vasi sacri erano
di legno, e invece delle candele e lampade, nella chiesa bruciavano sverze.
I monaci non avevano nè pergamene nè carta, per cui le preghiere
e i testi liturgici si scrivevano sulla corteccia di betulla. I monaci
avevano un giardino, però esso non bastava neanche per nutrirsi
poveramente. Non di meno, il Venerato non permetteva chiedere elemosina.
La biografia del santo ci dice che una volta i monaci, portati all'estremo
dalla fame, erano già pronti a lasciare il monastero. S. Sergio
ha cominciato a esortarli e in questo stesso momento è arrivato
alla certosa un carro con dei prodotti, donati da un benefattore sconosciuto
come sacrificio per i frati. Nelle relazioni con i monaci, il santo era
mite e esigente. Anche quando è diventato igumeno, ha continuato
a lavorare a favore dei fratelli: costruiva celle, cuoceva il pane, portava
l'acqua. Però quando s. Sergio ha cominciato ha introdurre nel
convento un nuovo statuto di vita, sono apparsi gli scontenti. Prima i
monaci vivevano nelle loro celle da soli e si radunavano soltanto per
i servizi liturgici; però secondo i nuovi statuti, prestati dal
Bisanzio, si introducevano una divisione precisa dei compiti e una disciplina
dentro il convento. La sua scontentezza riguardo s. Sergio esprimeva anche
il suo fratello Stefano: era ritornato nella certosa come igumeno e pretendeva
di avere la meglio di lui. Una volta durante la liturgia divian Stefano
ha cominciato a richiamare i monaci a voce alta, non essendo per niente
imbarazzato dalla presenza del suo fratello. Nella stessa sera s. Sergio,
che non voleva rivalità con il fratello maggiore, ha lasciato nel
segreto la certosa e se ne andò al fiume Kirzac'.
Riavutisi i frati, si sono precipitati nella ricerca dell'amato superiore
e, avendolo trovato, hanno cominciato a spostare le loro celle per vivere
con lui. Il monastero della Trinità, Datore di Vita, ha cominciato
a svuotarsi. Il santo ci è tornato soltanto dopo quattro anni,
alla richiesta del metropolita di Mosca, Aleksiej.
Ancora durante la vita del venerato Serghiej, attorno alla certosa, nel
luogo dei boschi addormenati, si sono sparsi diversi paesini e campi arati.
Il monastero è diventato più accessibile per i pelegrini,
ci venivano sia gente semplice, sia i principi. Per tutti s. Sergio trovava
una buona parola, un buon consiglio. Un discepolo del Venerato, frate
Epifanio, ha scritto la sua biografia, testimoniando alcuni miracoli.
Così, una volta d'inverno, un campesino, il figlio del quale si
era ammalato gravemente, ha portato il bambino sulle braccia al venerato,
però questo è morto durante il cammino. Il campesino esaurito
ha lasciato il corpicino davanti alla porta della certosa ed è
tornato a casa per preparare le cose necessarie per i funerali. Quando
è tornato al convento per prendere il corpo, ha trovato suo figlio
vivo, nella cella con il Venerato. Il Santo ha proibito severamente al
campesino di raccontare questo miracolo, non trovando in esso nessun merito,
però nascondere ai confrati quello che è successo non era
possibile. La fama di S. Sergio, operatore dei miracoli, si rinforzava
molte volte con le seguenti guarigioni di ammalati gravi oppure degli
indemoniati.
Nel 1390, non lontano dalla certosa passava un altro grande santo russo,
il vescovo Stefano di Perm', l'illuminatore dei comiziriani, autore della
traduzione nella lingua di questo popolo di molti testi liturgici e di
una parte della Sacra Scrittura. Il Santo non aveva tempo per venire a
visitare la certosa, però ha ordinato di fermare la slitta, è
sceso da essa ed ha cominciato a pregare, mandando pensieri di affetto
al venerato Sergio: "La pace a te, mio fratello spirituale!". Nel monastero
in questo tempo aveva luogo la cena. All'improvviso, durante questa cena,
s. Sergio si è alzato, ha fatto inchino e ha proclamato: "Salve,
rallegrati anche tu, pastore del gregge di Cristo, e la pace di Dio rimanga
con te!". Il Venerato ha spiegato ai fratelli sbalorditi che salutava
s. Stefano, che stava passando accanto. Alcuni dei monaci si sono precipitati
fuori della certosa e hanno ancora trovato la gente che accompagnava il
Santo.
Più che per altre cose, San Sergio era rattristato dal peccato
della divisione tra gli uomini e pregava la Santissima Trinità
di poter vincere tale peccato. Il Santo insisteva anzittutto nel riconciliare
i principi indipendenti, che erano mortali nemici l'un dell'altro. Nella
lotta per il potere e le terre, non risparmiavano sanque dei connazionali,
continuamente cercavano di trovare alleati nelle lame dei tatari, portando
orda contro i suoi rivali. Il Santo ha visto nel principato di Mosca che
stava nascendo una forza che era capace di unire la Rus' e diventare un
appoggio per la Chiesa Russa. Ammirava questo il metropolita di Mosca
Aleksiej, che dava a volte a San Sergio degli ordini importanti.
La tradizione dice che proprio dal venerato Sergio è andato nel
1380, prima della lotta di Kulikov, il gran principe Dmitrij Ivanovic'.
Il Venerato gli ha dato la sua benedizione e ha lasciato andare con il
principe due frati - Aleksander (Peresviet per il mondo) e Andriej (Osliabia).
Il Venerato ha prevvisto il culmine della vita terrena di questo due ex-campioni
guerrieri nella morte nel campo di lotta per la fede e per il popolo.
Durante la battaglia il Santo pregava: rivolgendosi a Dio, chiamava per
nome ogni soldato del principe che veniva spazzato dalla morte in dato
momento della lotta dall'arma del nemico lì, lontano dal monastero,
tra i fiumi del Niepravda e Don.
Il venerato Sergio non ha lasciato nesunno scritto. Della sua vita e delle
sue opere abbiamo notizie soprattutto grazie agli scritti del frate Epifanio,
e grazie agli altri annuali. Però la memoria di lui nella Chiesa
russa è molto viva: fino ad oggi rimane il più amato santo
russo. Le sue reliquie si preservano nella Laura della Trinità
Divina di San Sergio, vicino a Mosca, città di Serghiev Possad. Centinaia
e migliaia delle persone vengono ogni anno per venerare il Santo e per
chiedere il suo aiuto.
La memoria del venerato Sergio di Radonež, operatore dei miracoli,
si celebra il 5 (18) di settembre, e ancora il 25 settembre (8 ottobre)
nel giorno della morte del gran santo. |