|
Secondo l'espressione di uno dei teologi contemporanei, se il monachesimo
è il centro della spiritualità ortodossa, esicasmo è
il centro stesso del monachesimo. La parola "esicasmo" (dal greco "isichia"
- "pace", "silenzio") ha molti significati. Nel senso ampio questa parola
sottointende delle concezioni particolari della percezione del mondo e
dell'insegnamento teologico dell'ortodossia, le concezioni cioè
che sono legate alla concezione della "divinizzazione" del cristiano-asceta
già durante la sua vita terrestre, legate all'idea che tale cristiano
può vedere la Luce Divina nel profondo del suo cuore. Alla "divinizzazione"
non ci si arriva con semplici sforzi umani o soltanto per opera della
pura grazia divina, bensì con il movimento armonioso della volontà
umana e della volontà di Dio. Isicasti venivano chiamati di solito
i monaci-asceti, che applicano le speciali tecniche dell' "azione mentale",
della preghiera come lavoro spirituale interiore. Questa preghiera viene
fatta in silenzio e senza parole, "con la mente", nelle profondità
dell'anima. Tale pratica di pregare, molto antica, ha acquistato una fama
speciale nei secoli III-XIV, grazie ai frati del Santo monte Athos. La
più perfetta esplicazione teologica dell'esicasmo l'ha data san
Gregorio Palamas (1296-1359), metropolita di Tessaloniki. Lui insegnava
che, anche se l'Essenza di Dio è inconoscibile, nonostante questo
si può adorare e conoscere indirettamente la Divinità grazie
alla presenza nel mondo delle energie divine increate (cioè eterne,
esistenti da sempre).
Esistono molti tipi di tali energie, però in ognuna di esse in
un modo misterioso è presente il Dio Vivo: i concetti umani di
"pienezza" e "parte" non gli sono applicabili. Nei sacramenti della Chiesa,
il cristiano in una misura più o meno grande assomiglia a queste
energie. Le può anche vedere con gli "occhi interiori"
l'asceta, come la luce del Tabor - la stessa che vedevano i discepoli
di Gesù Cristo durante la sua trasfigurazione sul monte.
Grandi libri di preghiera isicasta avvertivano che la superbia e la presunzione,
la non attenzione agli insegnamenti della Chiesa portano senza via di
scampo a questo: che le forze del maligno ingannano quello che si dona
all' "azione mentale" con una luca ingannatrice, che viene accolta
come divina. Il principe delle tenebre si traveste facilmente come Angelo
della Luce, per sottomettere l'anima dell'uomo, per farla il suo strumento.
I contemporanei teologi ortodossi sostengono che tale cosa succede con
quello che pratica i sistemi orientali di esercizi respirativo-meditativi:
portando la propria coscienza in uno stato speciale, si può "vedere"
nel miglior dei casi questa luce creata, che era presente dall'inizio
ed è presente nella creazione divina, però in nessun caso
le energie divine. I monaci-isicasti anche applicano speciali pose e metodi
di respirazione, che aiutano nella concetrazione sulla preghiera. Loro
però sanno che nessun mezzo umano può portare alla visione
di Dio, se lo stesso Dio non lo permette, e i direttori spirituali di
molta esperienza gli insegnano di distinguere la vera Luce da quella falsa.
esicasmo penetra la storia dell'ortodossia. Le idee e tendenze essenziali
ad esso si fanno notare già nelle opere dei Padri della Chiesa
del primo millenio. Queste opere hanno avuto un'immensa influenza sulla
vita spirituale della Chiesa Ortodossa Russa: di questa visione della
luce del Tabor, di questa fede nella realtà della comunione con
Dio e nella divinizzazione dell'uomo sono penetrate le icone del venerato
Andrej Rubliėv, le opere del venerato Sergio di Radonez', gli insegnamenti
dei venerati Nil Sorskij, Paisij Vielic'kovskij, Serafim Sarovskij, degli
starez del Deserto di Optina. |