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Più profondamente l'ortodossia penetrava nella vita quotidiana
della Rus', influendo sulla formazione dei necessari costumi e rituali,
più inevitabile diventava normale per qualsiasi società
e qualsiasi epoca il distacco tra gli esterni segni della pietà
e il contenuto della fede. È per questo che cresceva nella Chiesa
russa l'importanza del monachesimo, concentrazione del "massimalismo cristiano"
nella fede e nella vita.
Centro del movimento monastico nei secoli XI-XII diventa la Laura delle
Grotte a Kiev. È cominciata dalle grotte, scavate nelle sabbiose
rive del Dniepro, per la sua vita eremita Antoni Piecierskij (983-1073).
Antonio, anche se ha messo i fondamenti della comunità monastica,
era attirato soprattutto dalla vita solitaria, ascetica. È rimasto
il direttore spirituale dei fratelli; invece il reale organizzatore del
monastero, che costruiva la propria vita secondo il canone ortodosso -
Tipikon, è diventato Feodocio Piecierskij (1036-1091). Questi due
frati erano dei primi nell'ambito dei venerati russi, monaci riconosciuti
dalla Chiesa come santi.
I frati e i monaci che avevano l'ordine sacerdotale, fin dall'inizio hanno
occupato un posto speciale nel clero russo. Il cosiddetto clero bianco
- i preti e i diaconi sposati - viveva una vita comune agli altri laici:
si occupavano dell'azienda agricola, educavano figli. La vita dei frati,
per la Rus' appena battezzata, era essenzialmente nuova e diversa: era
una vita che sorprendeva per la misteriosità, che rompeva le abituali
rappresentazioni sui valori della vita. Il monachesimo esisteva "non in
questo mondo", e soltanto per questo era visto davvero separato dal mondo,
santo, e poteva emanare quella luce inaccessibile del Regno Celeste. La
stessa parola "santità" (sviatost') nelle lingue slave
viene dalla parola "luce" (sviet). La vita monastica, ancora,
nel Bisanzio veniva chiamata del "grado angelico", sottolineando
con ciò il rinnegamento dei monaci dai beni terreni. Nella Rus'
si sono abituati ad un proverbio, diventato dopo molto popolare: "La
luce dei frati sono gli angeli, la luce dei laici sono i frati".
Questa luce non veniva offuscata dai vestiti neri dei frati-neri, che
ricordavano la loro "morte per il mondo" con i suoi peccati.
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