Apostolo Andrea, il primo chiamato. XV s.

Periodo Sinodale
Vescovo Ignazio Brianc'aninov L’epoca di Pietro I fu cruciale anche per la Chiesa Ortodossa Russa. La svolta drammatica nella vita della Chiesa, strettamente legata alla vita dello stato, era condizionata da un tagliente cambio dell’ideologia statale. Come ricordano gli storici della Chiesa, a Bisanzio e a Mosca la Chiesa e lo stato “parlavano la stessa lingua”. Questa era la lingua della teocratica sinfonia bizantina. Iniziando da Pietro I, lo stato acquisì il linguaggio dell’assolutismo occidentale e la percezione del mondo corrispondente ad esso.
La gerarchia ecclesiastica e il popolo della Chiesa vedevano, come prima, nello zar russo il capo dell’impero ortodosso, il senso principale dell’esistenza del quale si conteneva nella conservazione dell’ortodossia. Però lo stato vedeva diversamente i suoi rapporti con la Chiesa. Lo stato proclamò come scopo principale il “bene dei sudditi”, e nello stesso tempo, lo stesso stato delimitava tale “bene”, e il senso dell’esistenza della Chiesa vedeva nel fatto, che attraverso essa poteva influire sui costumi generali.
Giacché i costumi e il comportamento dei sudditi erano una delle preoccupazioni dello stato, la Chiesa - secondo il parere delle autorità laiche - compiva i corrispondenti obblighi presso lo stato. Sotto i successori di Pietro I, la Chiesa divenne “Ministero per la confessione ortodossa”. Questo nome fu messo sui documenti del nuovo più alto organo di governo ecclesiale - del Sinodo sacro, fondato nel 1721.
Più di 20 anni dopo la morte del patriarca Adriano (1690-1700) la Chiesa Russa non aveva un capo. Le sue funzioni temporaneamente erano svolte dal metropolita di Riazan’ Stefan Iavorskij. Lo zar Piotr coscientemente non aveva fretta nell’eleggere il nuovo patriarca, aspettava che la gente si abituasse alla sua assenza. Il sinodo santo non soltanto sostituì il governo patriarcale. Questo organo indirettamente si sottometteva al governo. Lo stato russo divenne un impero, però non al modello bizantino - con due teste, bensì al modello occidentale - con una, quella laicale.
Nelle attività del Sinodo, i membri del quale erano delle persone di ordine clericale, partecipava anche un laico - il procuratore generale, “occhi e orecchie” del potere laico. Nel XVIII secolo con la sua moda di libero pensiero, tra i procuratori generali si trovavano addirittura degli ateisti convinti. Nel XIX secolo il procuratore generale divenne il reale presidente del Ministero per la confessione ortodossa.
Nel XVIII secolo la Chiesa fu privata di quasi tutte le sue proprietà terriere, e i suoi beni erano controllati dal governo. Il benessere dei gerarchi, specialmente quelli che erano membri del Sinodo, dipendeva dallo stipendio statale. I preti erano costretti a denunciare alle autorità tutto quello che poteva essere pericoloso per il sistema statale. Se queste notizie erano ricevute durante la confessione, quando il prete si mette davanti a Dio come testimone del pentimento dell’uomo nel peccati commessi, allora il sacerdote doveva rompere il segreto di confessione - fare cioè quello che secondo le leggi ecclesiastiche è un delitto. Il rafforzato controllo burocratico insieme con la prepotenza delle autorità ha convertito il clero in un “ceto impaurito”. La sua autorità nella società cominciò a cadere.
In questo tempo un mistero accompagna la vita della Chiesa nel periodo sinodale: pur essendo obbediente ai nuovo ordini, nel profondo la Chiesa non li accettò mai. Questa non accettazione non si manifestò nelle proteste - attive o passive (anche se avevano luogo anche tali processi e come conseguenza di essi, non pochi gerarchi e laici pagarono con la propria testa). Come contrappeso alla pressione poliziesca e burocratica nella Chiesa nascevano tali processi nei quali si intravedeva la pienezza della interiore libertà spirituale.
Così la Chiesa Russa del XVIII secolo veniva illuminata dalla sapiente mitezza del san Ticone Zadonskij (1724-1783). Essendo vescovo, si distingueva di un disinteresse assoluto, di una modestia incomparabile, di uno speciale talento nell’educazione del clero, nel quale non ammetteva abituali in quel tempo punizioni carnali. San Ticone è diventato celebre in quanto scrittore ecclesiastico, illuminatore e uomo della carità. Gli ultimi 16 anni della sua vita li trascorse nel monastero di Zadonsk “in pensione”, però di fatto nelle fatiche senza sosta, unendo la vita di preghiera con lo scrivere, accogliendo i pellegrini e curando i malati.
S. Paisij Velic'kovskijProprio in questa epoca iniziò il rinascimento di una speciale impresa eroica dei monaci, della preghiera silenziosa - “azione mentale”. Questa tradizione, nata a Bisanzio e quasi totalmente scomparsa dalla Rus’ nel XVIII secolo, si conservò nel monastero del monte Athos. Di là la portò nelle terre della Moldavia un monaco russo Paisij Velic’kovskij, in seguito arcimandrita del monastero di Niamieck nei Carpazi. È conosciuto per le sue fatiche spirituali e letterarie.
L’inizio del XIX secolo è segnalato dalla silenziosa fama del venerato Serafino Sarovskij, operatore dei miracoli (1759-1833). Le sue ingenue conversazioni con pellegrini sono esempio dell’illuminazione senza libri, che permetteva la comprensione della fede ortodossa sia alla gente semplice, sia agli studiosi.
Il XIX secolo è il tempo di fioritura degli starez. Nella gerarchia ecclesiale non c’è un grado chiamato starez (maestro e direttore). Non si può ordinare nessuno come starez, né fare finta di esserlo; lo starez poteva soltanto essere riconosciuto dal popolo della Chiesa. Tale nome ricevevano singole persone. Di una gloria particolare si sono coperti gli starez dal Deserto di Optina, che divenne posto di un vero pellegrinaggio della gente semplice e dell’intelligenza. Gli starez erano anzitutto dei monaci, rappresentanti del clero nero. Però sono conosciuti anche gli starez dal clero bianco, quello che era sposato, come per esempio il sacerdote di Mosca Aleksij Meciov (morto nel 1923).
Il periodo sinodale nella storia della Chiesa russa è un tempo dell’apparizione di tutta una rete delle istituzioni scolastiche e, tra di esse, anche accademie. Nel XIX secolo i professori di queste accademie potevano portare onore a qualsiasi università, e includevano tanti studiosi famosi.
In questo periodo nella società, che a volte era quasi unificata ideologicamente, apparvero delle tendenze ideologiche di vari tipi, molte delle quali erano apertamente contrarie alla Chiesa. Lo sviluppo del capitalismo in Russia e i cambiamenti nelle condizioni di vita distruggevano l’abituale ritualità quotidiana, legata alle forme storiche dell’ortodossia. Il legame stretto tra lo stato e la Chiesa in Russia ebbe come risultato, che le complicate strutture sociali, amministrative e addirittura economiche nella loro maggioranza si confusero nella coscienza della gente con l’ortodossia. Per questo la difesa di queste strutture e relazioni da molti era capita come difesa della fede, e la non accettazione di esse era capita come il rinnegamento della Chiesa. La difesa della Chiesa dallo stato era realizzata non raramente con mezzi violenti e goffi, che soltanto recavano danno all’ortodossia negli occhi delle persone di altre confessioni o di quelle che non la conoscevano bene.
Per esempio, per molto tempo i funzionari statali furono obbligati a presentare alle proprie autorità un’informazione dal prete se avessero osservato digiuno nel tempo prescritto e se avessero preso i sacramenti ortodossi; esistevano delle leggi, che minacciavano una punizione per il passaggio compiuto dagli ortodossi verso un’altra fede, come p. es. dai “vecchi credenti”. Dei dissapori nella Chiesa russa, del distruttivo per essa formalismo nell’osservazione degli ordini ecclesiastici, della corrompente influenza sulla sua vita di interessi e umori laicali scrivevano i santi russi del XIX secolo - san Ignazio Brianc'aninov, san Teofan il Recluso e altri. Nella Chiesa sono maturati diversi problemi, che esigevano una decisione da concilio.
Non di meno, le autorità consideravano intempestiva la convocazione del concilio locale e il ristabilimento del patriarcato nella Chiesa russa. Il concilio ebbe luogo soltanto dopo la rivoluzione del Febbraio 1917.








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